martedì, 03 novembre 2009

Comunicare la Scienza: riaperte le preiscrizioni

Pubblicato da luigi martedì, 27 ottobre 2009 | Rubriche: Home, IN-formazione, L'Ateneo IN & OUT

Divulgare la Scienza e promuovere la Ricerca: il master in Comunicazione della Scienza e della Tecnologia, attivo presso la Facoltà di Scienze, ha lo scopo di formare figure professionali con le competenze di merito e di metodo necessarie alla divulgazione scientifica e alla promozione della ricerca scientifica e tecnologica presso o per conto di istituzioni e aziende pubbliche e private. Le domande entro il 16 novembre Leggi tutto

scienza200di Luigi Vespasiani

Ci sarà tempo fino al 16 novembre 2009 per presentare le domande di preiscrizione al master in Comunicazione della Scienza e della Tecnologia, attivo presso la facoltà di Scienze di Tor Vergata e diretto dal prof. Andrea Novelletto. Il corso, della durata di un anno, è giunto alla sua IV edizione e si propone di offrire in forma interdisciplinare quelle attività formative, sia in ambito scientifico che umanistico, in grado di fornire appropriate conoscenze di merito e di metodo ad operatori nel campo della comunicazione scientifica. Lo scopo, in altri termini, è quello di formare figure professionali con le competenze necessarie alla divulgazione e alla promozione della ricerca scientifica e tecnologica presso o per conto di istituzioni ed aziende pubbliche e private.

Al master, che ha un valore di 60 crediti formativi, potranno accedere un minimo di 12 studenti e un massimo di 15 ed è necessario un qualsiasi diploma di laurea almeno di primo livello. Il ciclo didattico sarà composto da 25 ore di lezione settimanali (dal lunedì al venerdì, solo pomeriggio) ed avrà una durata complessiva di 16 settimane con uno stage conclusivo, il tutto a partire da dicembre 2009. La quota di iscrizione è di 2500 Euro.

Informazioni didattiche:
tel.       06/72594341
fax.      06/2023500
email:   mastercom@scienze.uniroma2.it

Per ulteriori informazioni consultare il sito del Master in Comunicazione della Scienza su:
http://comunicazione-scienza.uniroma2.it

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lunedì, 02 novembre 2009
Manifestazione a Roma per dire no al piano del governo
che prevede 25 mila docenti in meno per il prossimo anno

Scuola, Cisl in piazza contro i tagli
Botta e risposta Gelmini - Bonanni

Il sindacalista: "Già in fumo 42 mila posti di lavoro. Scuola in ginocchio"
La difesa del ministro: "In linea con l'Europa. Pronti al confronto coi sindacati"


 
ROMA - E' guerra di cifre tra il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, oggi in piazza a Roma per manifestare contro i tagli del governo alla scuola. Il leader sindacale accusa: "Ci sono 42 mila insegnanti in meno". Il ministro si difende: "Siamo in linea con la media europea". Il governo promette presto l'apertura di un tavolo di confronto con le associazioni sindacali.

Davanti a una platea di 5.000 manifestanti - stando ai numeri forniti dagli organizzatori - Bonanni lancia l'sos sulla situazione della scuola: "Vogliamo rimediare ai buchi provocati da tagli troppo forti: mancano insegnanti e bidelli, la scuola è in ginocchio". Bonanni chiede al governo di aprire un tavolo di discussione alleggerendo il piano attuale, "perché - spiega - al momento non ci sono i servizi essenziali e il tempo pieno non è agibile".

Il leader della Cgil ricorda poi che quest'anno la scuola ha 37 mila alunni in più, ma 42 mila docenti e 4 mila classi in meno. "In queste condizioni - afferma - è impossibile immaginare che si possa appesantire ancora di più la situazione con in nuovi tagli previsti per il prossimo anno: 25 mila docenti e 15 mila non docenti".

Gli risponde a distanza il ministro Gelmini: "Al segretario generale della Cisl ricordo che l'Italia è in linea con la media europea. Ha più di 700mila insegnanti, addirittura 150mila bidelli e spende ogni anno 43 miliardi di euro per la scuola. Chiedo alla Cisl, e in generale ai sindacati più moderati, un grande sforzo di modernizzazione per il bene della scuola e del Paese".

Il ministro si dice poi disponibile al confronto fin dalla prossima settimana, anche sul rinnovo contrattuale: "La scuola vista solo come un ammortizzatore sociale, un luogo in cui l'unico obiettivo per i sindacati è la quantità e non la qualità, non può guardare al futuro e vincere le sfide con gli altri Paesi europei". Quindi punta il dito contro gli sprechi: "Una scuola che spende il 97% del bilancio in stipendi rinuncia alla qualità, al merito, alla formazione e al miglioramento dell'edilizia scolastica. Per noi invece i temi centrali sono il reclutamento, la valutazione, la carriera degli insegnanti, la qualità dell'istruzione offerta ai ragazzi e, con il 30% dei risparmi in finanziaria, pagare di più i professori più bravi". La Gelmini conclude con un appello: "Chiediamo a questo sindacato di avere più coraggio per affrontare la sfida dell'innovazione. La scuola deve essere il vero motore del Paese".
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venerdì, 30 ottobre 2009
Bisognerà rivedere statuti, snellire cda e senato accademici,
ridurre facoltà, inserire esterni nei nuclei valutazione

Via libera dal governo
alla riforma dell'Università

Il ricercatore diventerà a tempo determinato, cambierà la modalità di elezione dei rettori
arrivano il fondo per il merito degli studenti più bravi e anche i codici etici anti-parentopoli


 ROMA - Riforma dell'università in quattro mosse: governance, valutazione della qualità, reclutamento e diritto allo studio. Il governo vara il provvedimento che dovrebbe rilanciare il sistema universitario nazionale, premiare il merito e razionalizzare le risorse. La palla passa ora al Parlamento che dovrà dire la sua e trasformare in legge i 15 articoli contenuti nella proposta. Il ministro, Mariastella Gelmini, e il collega dell'Economia, Giulio Tremonti, non nascondono la soddisfazione per la "coraggiosa" riforma. Mentre gli studenti dell'Unione degli universitari contestano le novità e invitano l'esecutivo a "eliminare i tagli al Fondo di finanziamento ordinario e a finanziare borse di studio, edilizia universitaria e progetti per la cittadinanza studentesca".

"La riforma dell'Università presentata oggi dalla Gelmini è estremamente allarmante: la nostra idea di Università è profondamente diversa da quella del Governo Berlusconi", dichiara Giorgio Paterna, coordinatore nazionale dell'Unione, che pronuncia tre secchi No. "No alla delega sul diritto allo studio, No ai Rettori nominati, No agli interessi dei privati nelle università: l'università ha bisogno di più finanziamenti, valutazione e controllo della qualità della didattica, maggiore trasparenza e democrazia. No a riforme - continua Paterna - che salvaguardano gli interessi di pochi".

E si chiede: "Come si può pensare di riformare l'università pubblica con questo indirizzo privatizzante? Se Gasparri ha delle perplessità sulla governance, noi siamo annichiliti dal livello a cui si spinge questa riforma". Secondo gli studenti "il provvedimento è stato presentato oggi senza una reale discussione anche con gli studenti sulla governance, il cui futuro è nelle mani di esterni privati, e sul diritto allo studio, che vedrà l'entrata di test a crocette per avere la borsa di studio e l'indebitamento dei prestiti d'onore". Ma di che si tratta?

Quello che nei prossimi anni si abbatterà sugli atenei italiani assomiglia tanto a uno tsunami. Facoltà ridotte all'osso, abilitazione nazionale per professori e ricercatori e codice etico contro le parentopoli costituiscono il piatto forte della riforma. Ma non solo: la presenza di soggetti esterni (anche privati) negli organismi chiave degli atenei dovrebbe garantire gestioni economiche più oculate e valutazioni più obiettive. Mentre il numero dei ricercatori, reclutati con modalità nuove, crescerà rispetto al totale dei prof. Nell'università modello Gelmini il vero deus ex machina sarà il rettore, che guiderà sia il Senato accademico sia il Consiglio di amministrazione. E gli studenti daranno i voti ai prof.

Per razionalizzare la spesa "gli atenei potranno fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili". Mentre "i bilanci dovranno rispondere a criteri maggiori di trasparenza". I finanziamenti saranno erogati in base alla qualità della didattica e della ricerca. E per gli atenei "in dissesto finanziario" scatta il commissariamento. Per evitare le parentopoli "ci sarà un codice etico sulle incompatibilità e i conflitti di interessi legati a parentele". Il rettore potrà stare in carica, al massimo, otto anni e i due organismi di gestione della vita universitaria (il Senato accademico e il Consiglio di amministrazione) saranno più snelli (meno componenti che in passato) e avranno funzioni distinte: il primo gestirà la didattica, il secondo la spesa. E sarà proprio il Consiglio di amministrazione che avrà quattro membri su dieci esterni. Ogni ateneo dovrà inoltre dotarsi di un Nucleo di valutazione a maggioranza esterna.

La ministra mette anche le mani sui concorsi e sulla qualità dell'insegnamento. Con uno o più decreti legislativi verrà istituita l'Abilitazione scientifica nazionale per docenti e ricercatori, requisito preferenziale per l'insegnamento. Il titolo sarà assegnato da una apposita commissione con autorevoli componenti italiani e stranieri, attraverso la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche.

Gli atenei potranno reclutare in tre modi i loro docenti e ricercatori: attraverso una "valutazione comparativa", alla quale non potranno comunque partecipare i docenti (di prima e seconda fascia) dell'ateneo che bandisce la selezione, per chiamata diretta per "chiara fama" o per "chiamata diretta" sic et simpliciter. Un terzo dei posti disponibili verrà coperto da personale interno all'università che bandisce il concorso. La restante parte sarà appannaggio di insegnanti e ricercatori esterni all'ateneo in questione. Il nuovo reclutamento tiene conto dell'esigenza "di favorire la mobilità nazionale e internazionale, oggi quasi azzerata". Per garantire la "qualità del sistema universitario" i prof dovranno garantire un impegno di almeno 1.500 ore annue, di cui 350 dedicate alla didattica.

Verrà inoltre agevolato l'accesso alla carriera accademica dei giovani studiosi. Ecco in che modo.
Gli assegni di ricerca saranno rivisti "introdurre maggiori tutele con aumento degli importi e l'abolizione delle borse post-dottorali, sottopagate e senza diritti". E sarà espressamente vietata la figura del docente a titolo gratuito, "se non per figure professionali di alto livello". Se dopo sei anni (tre+tre) di contratti a tempo determinato il giovane ricercatore "sarà ritenuto valido dall'ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come professore associato". Dovrebbe, così, terminare l'odissea dei ricercatori a vita con un forte incremento dello stipendio, che da 1.300 euro mensili passerà a 2.100 euro.
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giovedì, 29 ottobre 2009
SCUOLA & GIOVANI

Bisognerà rivedere statuti, snellire cda e senato accademici,
ridurre facoltà, inserire esterni nei nuclei valutazione

Via libera dal governo
alla riforma dell'Università

Il ricercatore diventerà a tempo determinato, cambierà la modalità di elezione dei rettori
arrivano il fondo per il merito degli studenti più bravi e anche i codici etici anti-parentopoli

 ROMA - Riforma dell'università in quattro mosse: governance, valutazione della qualità, reclutamento e diritto allo studio. Il governo vara il provvedimento che dovrebbe rilanciare il sistema universitario nazionale, premiare il merito e razionalizzare le risorse. La palla passa ora al Parlamento che dovrà dire la sua e trasformare in legge i 15 articoli contenuti nella proposta. Il ministro, Mariastella Gelmini, e il collega dell'Economia, Giulio Tremonti, non nascondono la soddisfazione per la "coraggiosa" riforma. Mentre gli studenti dell'Unione degli universitari contestano le novità e invitano l'esecutivo a "eliminare i tagli al Fondo di finanziamento ordinario e a finanziare borse di studio, edilizia universitaria e progetti per la cittadinanza studentesca".

"La riforma dell'Università presentata oggi dalla Gelmini è estremamente allarmante: la nostra idea di Università è profondamente diversa da quella del Governo Berlusconi", dichiara Giorgio Paterna, coordinatore nazionale dell'Unione, che pronuncia tre secchi No. "No alla delega sul diritto allo studio, No ai Rettori nominati, No agli interessi dei privati nelle università: l'università ha bisogno di più finanziamenti, valutazione e controllo della qualità della didattica, maggiore trasparenza e democrazia. No a riforme - continua Paterna - che salvaguardano gli interessi di pochi".

E si chiede: "Come si può pensare di riformare l'università pubblica con questo indirizzo privatizzante? Se Gasparri ha delle perplessità sulla governance, noi siamo annichiliti dal livello a cui si spinge questa riforma". Secondo gli studenti "il provvedimento è stato presentato oggi senza una reale discussione anche con gli studenti sulla governance, il cui futuro è nelle mani di esterni privati, e sul diritto allo studio, che vedrà l'entrata di test a crocette per avere la borsa di studio e l'indebitamento dei prestiti d'onore". Ma di che si tratta?

Quello che nei prossimi anni si abbatterà sugli atenei italiani assomiglia tanto a uno tsunami. Facoltà ridotte all'osso, abilitazione nazionale per professori e ricercatori e codice etico contro le parentopoli costituiscono il piatto forte della riforma. Ma non solo: la presenza di soggetti esterni (anche privati) negli organismi chiave degli atenei dovrebbe garantire gestioni economiche più oculate e valutazioni più obiettive. Mentre il numero dei ricercatori, reclutati con modalità nuove, crescerà rispetto al totale dei prof. Nell'università modello Gelmini il vero deus ex machina sarà il rettore, che guiderà sia il Senato accademico sia il Consiglio di amministrazione. E gli studenti daranno i voti ai prof.

Per razionalizzare la spesa "gli atenei potranno fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili". Mentre "i bilanci dovranno rispondere a criteri maggiori di trasparenza". I finanziamenti saranno erogati in base alla qualità della didattica e della ricerca. E per gli atenei "in dissesto finanziario" scatta il commissariamento. Per evitare le parentopoli "ci sarà un codice etico sulle incompatibilità e i conflitti di interessi legati a parentele". Il rettore potrà stare in carica, al massimo, otto anni e i due organismi di gestione della vita universitaria (il Senato accademico e il Consiglio di amministrazione) saranno più snelli (meno componenti che in passato) e avranno funzioni distinte: il primo gestirà la didattica, il secondo la spesa. E sarà proprio il Consiglio di amministrazione che avrà quattro membri su dieci esterni. Ogni ateneo dovrà inoltre dotarsi di un Nucleo di valutazione a maggioranza esterna.

La ministra mette anche le mani sui concorsi e sulla qualità dell'insegnamento. Con uno o più decreti legislativi verrà istituita l'Abilitazione scientifica nazionale per docenti e ricercatori, requisito preferenziale per l'insegnamento. Il titolo sarà assegnato da una apposita commissione con autorevoli componenti italiani e stranieri, attraverso la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche.

Gli atenei potranno reclutare in tre modi i loro docenti e ricercatori: attraverso una "valutazione comparativa", alla quale non potranno comunque partecipare i docenti (di prima e seconda fascia) dell'ateneo che bandisce la selezione, per chiamata diretta per "chiara fama" o per "chiamata diretta" sic et simpliciter. Un terzo dei posti disponibili verrà coperto da personale interno all'università che bandisce il concorso. La restante parte sarà appannaggio di insegnanti e ricercatori esterni all'ateneo in questione. Il nuovo reclutamento tiene conto dell'esigenza "di favorire la mobilità nazionale e internazionale, oggi quasi azzerata". Per garantire la "qualità del sistema universitario" i prof dovranno garantire un impegno di almeno 1.500 ore annue, di cui 350 dedicate alla didattica.

Verrà inoltre agevolato l'accesso alla carriera accademica dei giovani studiosi. Ecco in che modo.
Gli assegni di ricerca saranno rivisti "introdurre maggiori tutele con aumento degli importi e l'abolizione delle borse post-dottorali, sottopagate e senza diritti". E sarà espressamente vietata la figura del docente a titolo gratuito, "se non per figure professionali di alto livello". Se dopo sei anni (tre+tre) di contratti a tempo determinato il giovane ricercatore "sarà ritenuto valido dall'ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come professore associato". Dovrebbe, così, terminare l'odissea dei ricercatori a vita con un forte incremento dello stipendio, che da 1.300 euro mensili passerà a 2.100 euro.
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mercoledì, 28 ottobre 2009
 bonus per chi si è diplomato con 100 e lode cala da 1000 a 650 euro
Il fondo è stato decurtato. E rischia di scendere ancora: "E' reddito"

Maturità, beffa per i super bravi
premio ridotto e anche tassato


 
Premio decisamente più magro per i superbravi a scuola. Mentre da un lato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini parla di valorizzazione del merito, dall'altro dimezza l'unico incentivo esistente a favore degli studenti italiani che si distinguono per bravura. Quest'anno, infatti, i quasi 4mila ragazzi che hanno ottenuto il massimo dei voti alla maturità (100 e lode) dovranno accontentarsi di appena 650 euro, che per di più saranno anche tassati. I compagni che hanno conseguito il diploma nel 2008 sono stati decisamente più fortunati: mille euro netti da spendere per viaggi d'istruzione, accesso a biblioteche e musei, ammissione a tirocini formativi ed altro.

A determinare l'alleggerimento dell'assegno per i cervelloni è stato il taglio del fondo destinato alla valorizzazione delle eccellenze, che passa complessivamente da 5 milioni a 3 milioni e 800 mila euro. Il premio fu istituito nel 2007 dall'allora ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, in occasione della riforma degli esami di stato. Ma i primi beneficiari furono gli studenti della maturità 2008.

Il riconoscimento viene assegnato agli studenti che si diplomano con 100 e lode ma anche a coloro che conseguono buoni piazzamenti nelle competizioni nazionali e internazionali, come le olimpiadi (della Matematica, della Fisica o di Informatica), i Certamen o i Kangourou, per citarne alcuni. L'intero budget viene suddiviso in due quote: un terzo va alle competizioni e due terzi ai diplomati con 100 e lode. Questi ultimi, nel 2009, si sono divisi poco meno di 2,5 milioni. L'anno precedente i milioni furono 3,9.

A fare la parte del leone, quest'anno, sono gli studenti delle regioni meridionali, 2.049 su 3.963, che si aggiudicano il 52 per cento dei premi. Il record spetta alla Puglia che presenta 617 eccellenze. Studenti più bravi o prof particolarmente generosi? Al Nord vanno solo 29 assegni su 100 e al Centro 19 su 100. Le somme saranno accreditate alle scuole e toccherà ai presidi stabilire sotto quale forma assegnarle agli studenti.

Intanto, una nota dell'Agenzia delle entrate fa sapere che, per come sono erogati, i singoli importi vanno tassati come reddito da lavoro dipendente. "Il pasticcio di oggi - protesta Luca De Zolt, portavoce della Rete degli studenti - mette in luce come non si possa più procedere sul diritto allo studio con interventi una tantum: il bonus eccellenze non è la soluzione. I problemi rimangono ampliamente irrisolti per mancanza di soldi".
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martedì, 27 ottobre 2009

Convegno 'L'evoluzione in mostra' e esposizione 'La Biodiversità e l'albero della vita'

Centro Congressi Villa Mondragone - 24 novembre 2009, ore 9.30

L'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", in occasione dei 150 anni dalla pubblicazione dell'Origine della specie di Charles Darwin, è lieta di informare che il 24 novembre 2009 dalle ore 9.30 presso il Centro Congressi Villa Mondragone si terrà il convegno "L'evoluzione in mostra", promosso dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia e dalla Facoltà di Scienze MM. FF. NN..
Nell'ambito del convegno è stato bandito un concorso sul tema dell'Evoluzione rivolto alle classi o a gruppi di studenti degli ultimi tre anni delle Scuole secondarie di secondo grado di Roma e Provincia.
Il concorso consiste nella presentazione di un elaborato di carattere grafico e multimediale sul tema dell'evoluzione biologica ed, in particolare, dell'evoluzione della specie umana, da inviarsi in formato elettronico secondo le modalità e i termini dettagliatamente indicati nel bando che si trova in allegato.
Inoltre, nell'ambito dell'iniziativa è stata realizzata la mostra "La Biodiversità e l'albero della vita", ove saranno esposti esemplari e collezioni esistenti presso l'Università "Tor Vergata

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lunedì, 26 ottobre 2009
SCUOLA & GIOVANI

Le novità nella legge salva-precari: dal 2011 torna la graduatoria "a pettine"
Verifiche per i trasferimenti con la 104. Esame preventivo alla maturità

Supplenti, presidi, privatisti, libri
il "decretone" fa il primo passo


 
Dall'inserimento in graduatoria a "pettine" per i precari, ma soltanto a partire dal 2011, alla norma che sottopone a verifica aggiuntiva, da parte dell'Asl, prof e presidi del Sud che ricevono l'incarico al Nord fruendo della legge 104, quella sulla tutela dei disabili. Ma non solo: aggiustamenti sulle norme relative agli esami di maturità, modifiche alle regole sui bilanci delle scuole e sull'adozione dei libri di testo. La conversione in legge del decreto salva-precari, approvato ieri mattina alla Camera, è stata l'occasione per apportare modifiche ad una serie di materie scolastiche che, in alcuni casi, con i precari non hanno nulla a che fare. Il tutto dopo una travagliata settimana di lavori, sia in aula sia in commissione, che ha visto il governo a più riprese in affanno. Lunedì scorso, a proposito della norma che poneva il veto alla trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, l'esecutivo ha rischiato di andare sotto. Riuscendo, alla fine, a spuntarla per soli due voti.

Ma vediamo quali sono le novità più interessanti che, assieme a tutto il provvedimento, devono ancora ottenere l'ok dall'altro ramo del Parlamento. Senza dimenticare, ovviamente, che il provvedimento sui cosiddetti contratti di disponibilità (con indennità di disoccupazione anticipata e diritto di "prelazione" sulle supplenze brevi da parte di coloro che nel 2008/2009 hanno svolto una supplenza annuale o fino al termine delle lezioni) è nato per tamponare gli effetti del terremoto creato dal taglio di 57 mila posti in un solo anno.

Prima ancora di arrivare alla Camera, in commissione Bilancio, i contratti di disponibilità sono stati estesi anche a coloro che hanno svolto supplenze brevi per almeno 180 giorni. Mentre il niet alla trasformazione dei contratti a tempo determinato in corrispondenti contratti a tempo indeterminato è stato aggirato da un emendamento della commissione. La nuova formulazione prevede che "i contratti a tempo (...) si trasformano in rapporti di lavoro a tempo indeterminato solo nel caso di immissione in ruolo".

Ma la novità più importante, che ha anche un forte significato politico, è costituita all'approvazione da un emendamento che, dal biennio 2011/2013, apre ai precari le porte al cambio di provincia, finora escluso se non in coda. Dopo i pronunciamenti del Tar Lazio (che ha commissariato il ministero dell'Istruzione) e del Consiglio di stato in merito, la legge di conversione riconosce il "diritto di ciascun candidato al trasferimento dalla provincia prescelta ad un'altra provincia di sua scelta, con il riconoscimento del punteggio e della conseguente posizione di graduatoria". Fra due anni, in pratica, i precari potranno scegliere (oltre a quella dove sono attualmente iscritti) un'altra provincia dove verranno inseriti a pettine: con posizione derivante da punteggio e non in coda. In questo modo il Parlamento dà ragione all'Anief che ha indirizzato i ricorsi di 15 mila precari. E consente alle migliaia di supplenti che al Sud restano disoccupati di tentare la fortuna al Nord.

Il tutto con una novità introdotta dai leghisti Goisis e Fedriga. Dall'anno 2009/2010, i precari che chiedono e ottengono il trasferimento nella graduatoria di un'altra provincia avvalendosi della legge 104 dovranno trasmettere la relativa documentazione all'Asl della regione ospitante che potrà procedere al controllo dei requisiti. Insomma: niente più furberie da parte di docenti e personale amministrativo meridionale a scapito dei colleghi settentrionali. La stessa regola varrà anche per "i dirigenti scolastici che conseguono la nomina in regione diversa da quella di residenza".

Ci sono poi tre emendamenti del governo che non mancheranno di fare discutere. Il primo, quello sui bilanci delle scuole, prevede che le somme trasferite alle scuole per progetti relativi a "formazione e sviluppo dell'autonomia scolastica" rimaste inutilizzate per tre anni consecutivi ritorneranno allo Stato. E cambiare libri di testo, per i prof, sarà ancora più difficile. Sarà possibile farlo soltanto in presenza di "specifiche e motivate esigenze connesse con la modifica di ordinamenti scolastici ovvero con la scelta di testi in formato misto o scaricabili da Internet". L'ultima modifica chiude, dopo ben due anni, la corsia preferenziale per i privatisti della maturità. Coloro che si presenteranno da esterni, in luogo dell'ammissione, dovranno sostenere un esame preliminare.
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mercoledì, 21 ottobre 2009
Abbiamo disegnato gli orari settimanali delle scuole superiori modello Gelmini
Saranno 11. Il rebus di famiglie e ragazzi a poche settimane dalle iscrizioni

I nuovi licei materia per materia
vademecum per 500mila studenti


 
Ecco materie e orari settimanali dei nuovi licei. Tra pochissime settimane 500 mila famiglie italiane saranno chiamate a decidere il futuri dei loro figli. Liceo classico o scientifico? Liceo musicale o delle Scienze umane? Linguistico e artistico? Alcuni di questi indirizzi sono nuovi di zecca altri sono stati rivisitati. Repubblica.it ve li propone in una versione non definitiva ma abbastanza vicina a quella finale. Cosa studieranno gli studenti dell'era Gelmini? Quanta Matematica e quante ore di Inglese? E' quello che cercano di capire da mesi studenti e genitori. Proviamo a dare una prima risposta.

GUARDA LE TABELLE

Una cosa è certa. Per stessa ammissione del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini le materie diminuiranno, perché tra sperimentazioni e corsi ordinamentali gli indirizzi della scuola superiore oggi superano le oltre 700 esperienze. E anche le ore di insegnamento caleranno drasticamente. Già perché le diverse sperimentazioni, che coprono oggi la maggior parte dell'offerta formativa, hanno fatto lievitare il numero di ore passate a scuola.

I nuovi licei saranno in tutto 11. Tre le opzioni per il liceo artistico (Arti figurative, Architettura / Design / Ambiente e Audiovisivo / Multimedia / Scenografia), che passa a 5 anni. Ma stando ai giudizi espressi dagli addetti ai lavori le materie di indirizzo vengono ridimensionate, per un carico settimanale che non andrà oltre le 34 ore al biennio e le 35 al triennio. Il liceo classico manterrà la sua struttura, ma confrontandolo con la sua versione moderna (la sperimentazione in lingua straniera) perderà parecchie ore di Inglese, Francese e Spagnolo. Stesso discorso per il liceo scientifico, dove parte delle ore di Latino verranno sostituite dalle Scienze. E che vedrà la opzione dello Scientifico-tecnologico senza Latino ma con l'Informatica.

Al liceo linguistico, finora solo sperimentale, si studieranno 3 lingue straniere, ma solo negli ultimi tre anni, e sarà sufficiente stare a scuola 27 ore a settimana nei primi due anni e 30 ore successivamente. Impegno orario che resterà identico anche al liceo delle Scienze sociali, evoluzione del socio-psicopedagogico e del precedente istituto magistrale, che presenta una variante: l'indirizzo Economico-sociale.

La novità assoluta, ma solo in alcune province italiane (forse uno per provincia), è rappresentata dal liceo musicale e coreutica, che prevede le due specializzazioni. Per imparare a cantare, danzare (liceo coreutico) e a suonare uno strumento musicale (liceo musicale) occorrerà però impegnarsi qualche ora a settimana in più.
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venerdì, 16 ottobre 2009

L'associazione "idealaurea" comunica che a partire dal giorno 28/10/2009 avrà inizio presso il plesso scolastico Vignacce in Santa Marinella il progetto "La scienza per i piccoli".

Tale progetto vedrà coinvolte le classi III, IV e V elementare.

In particolare per la III elementare si svilupperanno degli incontri di chimica, per la IV degli incontri di biologia e per la V il tema sarà la fisica.

Tutti i bambini potranno partecipare a degli esperimenti mirati per coniugare il divertimento e il gioco alla conoscenza di fenomeni scientifici.

Le tematiche trattate sarranno di volta in volta riportate su questo blog.

Sono previste per le classi interessate al progetto diverse visite presso gli Atenei romani.

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giovedì, 15 ottobre 2009

Nel mirino la facilità con cui vengono concessi crediti formativi per l'esperienza

Atenei telematici, scatta la tolleranza zero

La Gelmini invoca il regolamento: «Serve un cambio di passo, agire prima che la situazione diventi patologica»

 
Il ministro Mariastella Gelmini
MILANO - Troppi atenei per un numero esiguo di studenti, che nella maggior parte dei casi si laureano in tempi più rapidi dei loro omologhi delle università tradizionali grazie alla manica larga con cui vengono concessi i crediti formativi derivanti dall'esperienza lavorativa e professionale. E un corpo docente interamente non di ruolo e che raramente vi insegna a tempo pieno. E' la fotografia impietosa degli undici atenei telematici italiani, che fa dire al ministro Maristella Gelmini che è arrivato il tempo della tolleranza zero, delle «regole certe, affidabili e improntate al rigore», regole che consentano un «deciso cambio di passo».

«SITUAZIONE CRITICA» - Il regolamento sulle università telematiche era previsto dalla Legge finanziaria del 2003, ma deve ancora essere varato. La Gelmini chiede ora ai suoi collaboratori di stringere i tempi. «A un primo esame della situazione sulla base di dati già disponibili - scrive il ministro - non posso fare a meno di rilevare alcune criticità molto rilevanti. Mi attendo spiegazioni dettagliate e proposte di soluzione, per evitare che degenerino in una vera e propria patologia generalizzata».

SCORCIATOIA PER LA LAUREA - Insomma, quella che per il ministro dovrebbe essere una «risorsa particolarmente utile per gli studenti lavoratori o fuori sede» che all'estero è comunque garanzia di «formazione di qualità», in Italia rischia di apparire più che altro come una facile scorciatoia. Sono i numeri che circolano in questi giorni al ministero a dirlo. Numeri che generano di riflesso alcuni interrogativi. Perché, ad esempio, in tre anni accademici il numero degli iscritti alle università telematiche - che garantiscono lezioni e prenotazioni di esami online e assistenza telefonica o via Internet - è aumentato del 900%? Erano 1.529 nel 2004-2005, sono quasi 14 mila oggi, e rappresentano lo 0,7% dell complesso degli iscritti totali all'università. E perché negli atenei telematici aumentano gli studenti anche se diminuiscono le matricole al primo anno? La risposta la si trova nel meccanismo dei crediti previsti dalle convenzioni tra università e ordini professionali, enti e organizzazioni sindacali che permettono agli iscritti di evitare un certo numero di esami secondo la logica di «Laureare l'esperienza», il progetto previsto nel dm 509/99 sull'autonomia didattica degli atenei che introduceva, appunto, la trasformazione in crediti formativi di «conoscenze e abilità professionali certificate». Un'opportunità che in molti hanno pensato bene di non lasciarsi sfuggire: nelle università telematiche, la percentuale di quanti se ne avvalgono è del 56,7%, praticamente sei studenti ogni dieci, a cui vengono riconosciuti, in base a valutazioni dei singoli atenei, fino a 60 crediti, «praticamente un anno di corso senza fare esami» sottolineano al ministero. Solo quattro studenti su dieci, dunque, partono realmente da zero. Secondo i funzionari del ministero, in almeno tre università telematiche italiane il numero di studenti che ha ottenuto crediti formativi per l'esperienza supera l'80%.

TROPPI ATENEI, POCHI DOCENTI - Il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (Cnsvu) ha poi criticato la scelta di avere in Italia tanti atenei telematici (sono undici, mentre negli altri Paesi europei sono generalmente solo uno o due) senza specializzazione. «Il bacino di studenti non è così ampio da giustificare la presenza di 11 università. Per questo c'è il rischio che il sistema vada in crisi e che si sacrifichi la qualità del servizio offerto agli allievi». Altra nota dolente: i docenti. Nessuno degli undici atenei, secondo il ministero, può vantare personale di ruolo e spesso gli insegnanti sono docenti ordinari in altre università italiane. Un quadro tutt'altro che incoraggiante, insomma, una situazione che il ministro Gelmini non è più disposta a tollerare. «Non intendo consentire - dice l'esponente del governo -, soprattutto nel permanere del valore legale del titolo di studio, che le lauree rilasciate dalle università telematiche possano discostarsi da parametri di qualità ritenuti inderogabili per tutti gli altri atenei».

 

 

Al. S.

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