martedì, 18 marzo 2008

Il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive, il Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione, in collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana (ABI), hanno sottoscritto un Protocollo d'intesa che permette agli studenti, alle prese con la formazione universitaria e post universitaria, un agevole accesso al credito per sostenere autonomamente le spese connesse alla propria formazione.


L'accordo siglato tra il Governo e l'ABI consente, attraverso la stipula di apposite convenzioni con i singoli istituti bancari, l'accesso al credito da parte degli studenti universitari e post-universitari di qualunque nazionalità, purché residenti in Italia, con età compresa tra i 18 e i 35 anni, che corrispondano a determinati requisiti di merito
I giovani potranno presentare domanda di credito per pagare tasse e contributi universitari, partecipare a un programma comunitario Erasmus, iscriversi a un master postuniversitario, acquistare un PC portatile con connettività wi-fi, pagare le spese connesse alla locazione per i fuori sede (deposito cauzionale e/o spese d'intermediazione immobiliare).
Per maggiori informazioni
http://www.diamoglicredito.it/

 

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martedì, 18 marzo 2008

L'allarme per i corsi di recupero
le scuole protestano: "Pochi soldi"

 

Prof, presidi e genitori in difficoltà per i corsi di recupero. "Famiglie preoccupate e studenti in tensione, specie se impegnati nei prossimi esami di Stato". E' quanto emerge da un dossier di prossima pubblicazione messo a punto dal quotidiano specializzato "La Tecnica della scuola".
E, ancora: "Scuole ovunque in subbuglio e tutte impegnate nella difficile organizzazione delle attività di sostegno e di recupero: da Venezia a Cagliari come da Torino a Palermo".
Per la verità, la stretta sul recupero dei debiti da effettuarsi entro l'anno, recentemente introdotta dal ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, è stata salutata dai più come un recupero di serietà della scuola. Ma gli istituti nel mettere in pratica il vademecum ministeriale hanno incontrato difficoltà di ogni genere.

Gli alunni che hanno collezionato insufficienze al primo quadrimestre sono tantissimi, forse troppi. E, di conseguenza, le risorse finanziarie per organizzare i corsi scarseggiano. Ma non solo. Gli insegnanti non sono sempre disponibili a svolgere i corsi, in particolar modo in estate, e parecchi istituti, concluso il primo quadrimestre, sono ancora nella fase organizzativa. "E' necessario - dichiara Enrico Panini, segretario della Flc Cgil - che il ministro faccia il punto e valuti con attenzione i tanti macigni che si stanno accumulando prima che essi diventino una valanga: risorse scarse; un meccanismo molto rigido; nessuna considerazione del ruolo che l'innalzamento dell'obbligo scolastico avrebbe potuto giocare".


Uno dei temi più spinosi riguarda i finanziamenti. Pochi giorni fa il ministero ha conteggiato ben 8 milioni di insufficienze accumulate dagli studenti italiani al primo quadrimestre: circa quattro a testa. Per correre ai ripari, il nuovo corso, prevede che tra febbraio e maggio le scuole organizzino modalità (corsi, sportelli, ed altro) per aiutare gli studenti a recuperare. La modalità privilegiata dal decreto e dall'ordinanza sembra proprio il corso, di almeno 15 ore. Basta fare pochi conti per comprendere che non è possibile organizzare corsi per tutti. Situazione che mette allo stesso tempo mette le scuole in difficoltà di fronte a eventuali reclami delle famiglie a seguito di bocciature a giugno o ad agosto/settembre.


Per recuperare 8 milioni di debiti con corsi destinati a gruppi di 10 alunni occorrono 12 milioni di ore di recupero, che remunerate a 50 euro l'ora determinano un impegno di 600 milioni. Ma non è finita: a questi vanno aggiunti i fondi per organizzare i corsi estivi. Infatti, supponendo che in primavera metà dei ragazzi recuperino i debiti, bisognerà organizzare corsi estivi per recuperare circa 4 milioni di debiti per un totale di 300 milioni, che sommati ai precedenti portano la cifra a 900 milioni. Il ministero ne ha stanziati 320, cifra che peraltro la Cgil contesta. "Secondo i nostri conteggi - spiega Panini - per il 2007/2008 sono a disposizione delle scuole 288 milioni".

Per questo motivo le scuole stanno facendo i salti mortali: nella maggior parte dei casi i corsi vengono organizzati per le materie più importanti e per le insufficienze gravi. L'inchiesta della "Tecnica della scuola", condotta nelle principali 10 città italiane, è impietosa. "Nel 53 per cento degli istituti interpellati, le risorse finanziarie non sono ritenute adeguate per fare fronte al fabbisogno di corsi di sostegno e di recupero, dato che conferma le criticità presenti soprattutto negli indirizzi tecnici e professionali per i quali servirebbero risorse compensative". Il 63 per cento dei presidi dichiara che i professori interni sono disponibili in numero adeguato per gestire tutti i corsi di sostegno e di recupero durante l'anno, ma per i corsi estivi si preannuncia (soprattutto se fatti ad agosto) un quasi totale disimpegno dei docenti interni, nonostante l'appeal dei 50 euro lordi di compenso orario". Oltre metà delle scuole si ritiene che i corsi di recupero avranno un'incidenza negativa sulla formazione delle classi e degli organici.

"Le scuole superiori vivono una delicata stagione - dichiara il direttore della Tecnica, Daniela Girgenti - tra un passato fondato sul lasseir faire che ha comportato per gli studenti un accumulo di debiti insostenibile e un futuro che chiede alla scuola maggiore serietà". L'inchiesta "ha registrato e racconta le difficoltà organizzative che stanno vivendo i dirigenti scolastici e i collegi dei docenti cui non fa riscontro un profondo interesse da parte del ministero". "Si profila - conclude - un agosto molto caldo e un inizio d'anno ancora più confuso di quelli passati".
(17 marzo 2008)

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martedì, 18 marzo 2008

I dati circa il progetto Erasmus per quanto riguarda l'Italia non sono confortanti. Tanti, troppi infatti i giudizi negativi dei ragazzi stranieri che scelgono il Belpaese per partire con l'Erasmus. Tra le motivazioni più ricorrenti recanti il giudizio negativo, troviamo il troppo alto tenore di vita,considerato a partire dagli affitti spropositati al costo del cibo. Via via tutto il resto. L'Erasmus ogni anno garantisce all'Italia entrate notevoli, grazie proprio alla presenza di studenti stranieri in ogni sede universitaria. I test sulla valutazione dell'Erasmus sono stati sottoposti dalla free press "Studenti Magazine" e dall'associazione "Erasmus Student network Italia". Le domande erano venti, postate sul sito www.esn.it e vi hanno risposto 1500 studenti Erasmus provenienti da 28 paesi diversi. Come detto le motivazioni del giudizio negativo sono molteplici, andiamo ad osservarle nello specifico. Uno studente Erasmus lamenta innanzitutto il costo altissimo degli affitti (69%) e poi la scarsa funzionalità delle strutture universitarie. Basta considerare che il 71% degli studenti stranieri ritengono l'Università ospitante peggiore della propria d'origine. Difficile, rispondono i ragazzi, ottenere informazioni in modo semplice e diretto e scarso è anche, per l'università italiana, l'utilizzo del web. La nota positiva dell'Erasmus viene dall'apprendimento della lingua italiana. Quasi tutti i ragazzi hanno detto di aver migliorato il proprio italiano con la permanenza nella nostra penisola. Quello che però viene sottolineato è che tale miglioramento non proviene dai corsi organizzati all'università, ma dalla quotidianità di ogni giorno. Infine, gli studenti Erasmus tornerebbero in Italia dopo l'esperienza? Un buon 60% dice di si.. segno che il nostro paese, nonostante tutto, è ancora capace di attrarre indistintamente.

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martedì, 18 marzo 2008

E' partito ad Ancona, all'Istituto Grazie-Tavernelle, il corso sperimentale del progetto "Mamme a Scuola". Il progetto è rivolto a mamme immigrate per dar loro la possibilità di seguire un percorso formativo linguistico della durata di 40 ore. "Mamme a Scuola" deve volgere all'integrazione nella comunità italiana di bambini e mamme immigrate ed è promosso dall'assessorato alla pubblica istruzione del comune di Ancona. La convinzione è che l'integrazione linguistica e sociale del bambino debba passare prima attraverso la madre che non può continuare per questo a restare esclusa dal contesto scolastico e sociale in cui vive il figlio. Al progetto Mamme a Scuola hanno aderito 40 madri immigrate e molte adesioni sono ancora in arrivo.

 

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mercoledì, 12 marzo 2008

Cambia il vento nelle scuole
boom di iscritti ai professionali

 

Si ferma il boom dei licei. Dopo un decennio in caduta libera, gli istituti tecnici recuperano qualche iscritto. E' il primo dato, ancora provvisorio, sulle iscrizioni alle scuole superiori per il prossimo anno scolastico. A fornirlo è stato lo stesso ministero della Pubblica istruzione. Secondo le previsioni di viale Trastevere, nel 2008/2009 su 100 iscritti, 34 frequenteranno gli istituti tecnici, 22,5 i professionali, quasi 40 seguiranno le lezioni nei licei (classici, scientifici e socio-psico-pedagogici) e il 3,6 per cento nei licei artistici e negli istituti d'arte. Si tratta di una prima fotografia che delinea un calo dei licei classici e scientifici, e un incremento delle preferenze verso gli istituti tecnici e professionali.

"Per la prima volta - commentano dal ministero - si inverte una tendenza i cui primi segnali si erano avvertiti nelle iscrizioni dello scorso anno. Il calo delle iscrizioni ai tecnici ed ai professionali, dopo essersi arrestato nel 2007/2008" inverte il trend e "per il 2008/2009 assistiamo ad un lieve incremento dei professionali (dal 22,2 al 22,5 per cento) ed ad uno più sensibile nei tecnici: da 33,5 a 34,2 per cento. Contemporaneamente si riducono le iscrizioni ai licei. Questo accade, in particolare, nello scientifico per cui si prevede per il prossimo anno l'1 per cento di iscrizioni in meno".

Il dato viene accolto come una buona notizia perché interrompe la crisi dell'istruzione tecnica italiana, considerata dai più la spina dorsale delle piccole e medie imprese italiane protagoniste del boom economico degli anni '60. Ma per recuperare il calo di consensi la strada è ancora lunga. Basti pensare che in appena dieci anni, a fronte di 138 mila alunni in più nelle scuole superiori, gli istituti tecnici ne hanno persi ben 113 mila: l'11,5 per cento. A tutto vantaggio dei licei che complessivamente hanno incrementato gli iscritti del 60 per cento (più 191 mila) con gli scientifici a fare la parte del leone: più 119 mila alunni.


Per rilanciare l'istruzione tecnica e professionale italiana, in chiave economica e di supporto al mercato del lavoro, pochi giorni fa è stato presentato il piano di riforma dei tecnici e dei professionali. Si tratta "dell'impianto culturale e curriculare degli istituti (tecnici e professionali) che, dopo il superamento della riforma Moratti, sono parte essenziale dell'ordinamento nazionale dell'istruzione superiore". Per ridurre "la frammentazione degli indirizzi", dagli attuali 315 nei tecnici si passerà a 10 indirizzi. Stesso discorso per i 35 indirizzi dell'istruzione professionali che saranno ridotti a 9.

Gli altri punti essenziali della riforma sono costituiti "dalla definizione dei livelli di conoscenza e di competenza che corrispondono ai diversi titoli di studio in uscita (diplomi), che consentono l'accesso al mondo del lavoro e all'università", dalla "quinquennalità dei percorsi di istruzione tecnica e professionale, anche se per questi ultimi è garantito uno sbocco triennale per il conseguimento di una qualifica professionale". E ancora. "Le qualifiche professionali verranno definite sulla base di un accordo tra Stato e regioni per garantire la spendibilità del titolo a livello nazionale ed europeo" e sarà valorizzata l'autonomia scolastica, attraverso il progressivo aumento nelle ultime tre classi del quinquennio del monte ore a disposizione delle autonomie stesse: pari attualmente al 20 per cento.


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mercoledì, 05 marzo 2008

Legge 6/00: regole e modalità per la presentazione delle richieste di concessione dei contributi per progetti intesi a favorire la diffusione della cultura scientifica

Art. 1
Sono ammessi ai contributi di cui all'art.1 della legge 6/2000 università, enti, accademie, fondazioni, consorzi, associazioni ed altre istituzioni pubbliche e private che abbiano tra i fini la diffusione della cultura tecnico-scientifica, la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturalistico, storico-scientifico, tecnologico ed industriale conservato nel nostro Paese, nonché attività di formazione e di divulgazione al fine di stimolare l'interesse dei cittadini ed in particolare dei giovani ai problemi della ricerca e della sperimentazione scientifica, anche attraverso l'impiego delle nuove tecnologie multimediali.
Il campo di intervento dei progetti è limitato all'ambito delle scienze, matematiche, fisiche e naturali e delle tecnologie derivate.
I progetti sono sostenuti finanziariamente da un contributo che non può coprire l'intero costo previsto nel piano finanziario.
Saranno tenute in particolare considerazione, ai fini della valutazione del progetto e dell'entità del contributo, le iniziative sostenute finanziariamente da una pluralità di soggetti pubblici e/o privati e reti di scuole così da favorire una più ampia sinergia tra i soggetti stessi e una migliore qualità dei risultati.

Art. 2
Non sono ammissibili al contributo:
a) progetti troppo generici, non quantificati nell'importo e non coerenti con i fini della legge;
b) progetti che non indichino con chiarezza le modalità per il raggiungimento degli obiettivi;
c) progetti che non indichino con chiarezza l'entità e la tipologia dei destinatari;
d) progetti che non abbiano coerenza tra obiettivi e risorse complessive previste per il progetto;
e) progetti rivolti ad un pubblico solo di specialisti;
f) Proposte di mero mantenimento delle attività istituzionali;
g) Progetti che siano mera reiterazione di proposte già finanziate negli anni precedenti.

Art. 3
Per la realizzazione dei fini di cui sopra, sono individuate le seguenti aree di intervento:
a) Progetti presentati dagli osservatori astronomici, dagli orti botanici e dai musei naturalistici o storico-scientifici, civici e universitari, pubblici o privati, anche nell'intento di promuovere un miglior coordinamento degli stessi, nonché di favorire l'attuazione di specifici progetti di formazione e aggiornamento professionale per la gestione di musei e delle città della scienza, anche mediante la collaborazione con le università e altre istituzioni italiane e straniere.
b) Progetti volti alla promozione della cultura scientifica presentati da istituti scolastici di ogni ordine e grado diretti anche a favorire la comunicazione tra il mondo della scuola, il mondo della scienza, della tecnologia e quello della ricerca, anche in sinergia anche con i progetti ISS (Insegnare le Scienze Sperimentali), M@T.ABEL (Matematica. Apprendimento di base con e-learning) e PLS (Progetto Lauree Scientifiche);
c) Progetti comunque coerenti con le finalità della legge.

Art. 4
I soggetti proponenti indicati nell'art.1 possono presentare domanda di contributo per un solo progetto.
Le Università e gli Enti pubblici e privati che si articolano in più strutture possono presentare, attraverso il rappresentante legale o suo delegato, domanda di contributo per un solo progetto per ciascuna delle strutture in cui si articolano.

Art. 5
Criteri di valutazione
Per i progetti che afferiscono all'area d'intervento b), nel caso in cui le proposte siano presentate da reti di scuole o consorzi delle stesse, sono valutate con priorità quelle che abbiano almeno un impatto regionale.
Sono altresì privilegiati i progetti che presentino uno spiccato contenuto innovativo nelle metodologie e tecnologie didattiche, che abbiano una valenza di sistema e che possano considerarsi come progetti "pilota" da utilizzare successivamente a livello nazionale.
Sono tenuti in considerazione i progetti realizzati in partenariato internazionale.

Art. 6
Le richieste del contributo dovranno essere presentate dal legale rappresentate o da un suo delegato entro 30 giorni a decorrere dalla data di pubblicazione del presente decreto sulla Gazzetta Ufficiale utilizzando, secondo le modalità ivi indicate, il servizio Internet al seguente indirizzo: roma.cilea.it/sirio alla voce "Domande finanziamento". Il servizio sarà attivo a decorrere dalla data di pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale.
Il servizio consentirà la stampa della domanda (All.1), del progetto esecutivo (All.2) e del piano finanziario (All.3) che fanno parte integrante del presente decreto, che debitamente sottoscritte dovranno essere spedite entro lo stesso termine, pena l'esclusione, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, al Ministero dell'Università e Ricerca (MUR) - Direzione Generale della Ricerca - Ufficio V - Piazzale J.F. Kennedy, 20 - 00144 ROMA, recante sulla busta "bando ex art.4 legge 6/2000 diffusione della cultura scientifica"; la data di spedizione è comprovata dal timbro a data dell'Ufficio Postale. Alla domanda devono essere allegati, in cartaceo, a pena di inammissibilità, i seguenti documenti:
a) progetto esecutivo redatto come da allegato 2 ;
b) piano finanziario del progetto redatto come da allegato 3;
c) sintesi dell'attività istituzionalmente svolta nell'ultimo biennio;
d) curriculum del responsabile scientifico del progetto;
e) fotocopia di un documento di riconoscimento del legale rappresentante in corso di validità come prescritto dall'art.3 della legge 127/97;
f) eventuali lettere di intenti delle strutture destinatarie e/o coinvolte.

Art. 7
Le istituzioni che ricevano il contributo dovranno inviare, entro tre mesi dal termine previsto per la realizzazione del progetto, la relazione tecnico-scientifica delle attività svolte e dei risultati ottenuti nonché la rendicontazione delle spese sostenute e finanziate con il contributo previsto dalla legge.
Le predette relazioni tecnico-scientifiche saranno altresì tenute in considerazione dalla commissione di cui all'art. 8, nel procedimento di valutazione delle proposte in caso di presentazione di una successiva domanda da parte degli enti beneficiari.

Art. 8
L'istruttoria propedeutica sarà effettuata da una commissione composta da sei membri di cui tre in rappresentanza dell'ufficio competente e tre designati dal Comitato Tecnico Scientifico di cui all'art.5 della legge 6/2000. I risultati dell'istruttoria sono sottoposti alla valutazione dello stesso Comitato Tecnico Scientifico.

> Leggi anche - Regole e modalità per la presentazione delle richieste di finanziamento triennale a favore degli enti che svolgono attività di diffusione della cultura scientifica e tecnologica

 

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mercoledì, 05 marzo 2008

Il Lazio è la prima e unica Regione in Italia ad avere previsto il rilascio gratuito di una “Carta Giovani”per tutti i ragazzi dai 14 ai 25 anni residenti o domiciliati nel territorio regionale.

La Carta Giovani della Regione Lazio è una delle azioni di sistema del Piano Triennale ed è riconosciuta ed utilizzabile anche in 40 paesi in Europa (sono attualmente più di  4 milioni i giovani che la utilizzano in 200.000 Punti Convenzionati per accedere a servizi, sconti  e agevolazioni)

Con tale scelta la Regione Lazio vuole assicurare una migliore qualità della vita delle giovani generazioni, garantendo pari diritti e opportunità nell’accesso all’istruzione, al lavoro e alla mobilità, nonché alla fruizione della cultura, dello sport e dello spettacolo, il tutto in un’ottica di apertura all’Europa che consenta a tutti le ragazze e i ragazzi del Lazio di poter diventare a pieno titolo “cittadini europei”.

Ma la Regione Lazio ha voluto anche caratterizzare ulteriormente la Carta, unendo alle numerosissime agevolazioni già previste dal circuito EURO <26 ulteriori e peculiari opportunità nello specifico contesto regionale:

a)    l’uso gratuito dei mezzi pubblici regionali nell’area extraurbana nei giorni di venerdì e sabato dalle ore 19.00 e fino alle ore 07.00 del giorno successivo (nella proposta di Legge Finanziaria per l’esercizio 2008 approvata dalla Giunta Regionale e presto all’esame del Consiglio Regionale del Lazio è inoltre previsto uno sconto del 10% su tutti gli abbonamenti mensili e annuali del trasporto pubblico regionale per i possessori della Carta Giovani Euro <26);
b)    l’accesso a tariffe ridotte nei musei di interesse regionale e locale, nonché alle iniziative e manifestazioni culturali, musicali e sportive promosse o finanziate dalla Regione Lazio direttamente o mediante il trasferimento di fondi regionali agli enti locali (è previsto uno sconto del 20% su tutte le iniziative culturali inserite nel circuito regionale teatrale e musicale)

c)     convenzioni con alberghi e ostelli della gioventù per favorire la permanenza nei luoghi ove i giovani intendono recarsi durante il fine settimana (i titolari della carta giovani potranno accedere direttamente all’intera rete degli ostelli dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù, consistente attualmente in 121 strutture dislocate in tutte le regioni italiane);
d)    altre agevolazioni finalizzate a sostenere il processo di crescita, formazione e inserimento lavorativo dei giovani, con particolare riguardo agli scambi internazionali, l’accesso alle opportunità offerte dai programmi comunitari, l’apprendimento di una seconda lingua (verranno predisposti dei pacchetti formativi ad hoc nell’ambito del Fondo Sociale europeo).

L’articolo di legge prevede quindi la graduale messa a sistema nel circuito “Carta Giovani” di tutte le iniziative promosse e finanziate con fondi regionali, mentre specifiche agevolazioni aggiuntive rivolte agli studenti universitari, sempre nell’ambito della “Carta Giovani”, sono previste anche nella proposta di riforma del diritto allo studio varata recentemente dalla Giunta.

L’inserimento di tutte queste agevolazioni e opportunità regionali per i giovani nel Circuito EURO<26 sviluppa un sistema di attrattori culturali che a loro volta avvicinano alla Regione Lazio tutti i giovani (ad oggi 4 milioni) titolari della Carta negli altri 40 stati europei.

La prima fase di sperimentazione ha avuto inizio nel luglio 2007. La Carta ha durata fino al 31 dicembre 2008. Per averla basterà recarsi presso gli uffici del comune di residenza o in uno degli altri punti di rilascio individuati dai comuni stessi (Informagiovani etc.), esibire un documento di riconoscimento valido e compilare il relativo modulo di iscrizione. La quota di adesione dovuta alla Associazione “Carta Giovani” verrà riconosciuta all’Associazione dalla Regione, e quindi la tessera verrà rilasciata gratuitamente ai ragazzi.

Nell’ambito universitario si prevede l’attivazione di canali distributivi, rivolti in particolare aglistudenti fuorisede, mediante opportuni accordi con gli Atenei, l’AgenziaLaziodisu e tramite il coinvolgimento diassociazioni e periodici studenteschi.

La Carta Giovani sarà accompagnata dalla guida“Carta Giovani X te”, guida ai servizi per i soci, all’uopo realizzata che verrà consegnata a tutti i possessori della Carta Giovani Euro<26-Regione Lazio.

Per informazioni:
Struttura “Politiche in favore dei Giovani”
Tel. 0651685790 Fax 0651686783
E-mail:
giovani@regione.lazio.it

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martedì, 04 marzo 2008

Università, tra equini e fitness
ecco l'Italia delle lauree pazze

 

 

DI LI' a pochi giorni sarebbero arrivati i più grandi dispiaceri della sua vita. Prima la condanna per favoreggiamento, poi le dimissioni per la foto con i cannoli. Amarezze che Totò Cuffaro non avrebbe mai immaginato la mattina del 20 dicembre quando, ancora potente governatore della Sicilia, salì in cattedra all'università Kore di Enna. Fu lui a tenere la "lezione magistrale" sui sessant'anni dell'assemblea regionale siciliana. Un ritorno ai begli anni della gioventù, quando, studente di Medicina, conobbe Giacoma Chiarelli, sua futura moglie e madre dei suoi figli. Quella mattina anche lei era lì, ma non in qualità di first lady bensì di docente in "Malattie dell'apparato cardiovascolare" alla facoltà di Scienze motorie.

In un modo o nell'altro molti, nella curiosa università siciliana, hanno un piede nella politica. Insegna economia Elio Rossitto, condannato nel 1999 per tangenti. In quello stesso processo fu assolto, invece, il suo futuro rettore, l'ex ministro socialista Salvo Andò, investito di quella carica da due nomi di spicco della ricerca accademica: il presidente della provincia, Cataldo Salerno, e Mirello Crisafulli - già inquisito e poi assolto per concorso esterno in associazione mafiosa - entrambi del Partito democratico, entrambi nel consiglio d'amministrazione dell'università.

Per otto volte Andò ha tentato di entrare nella Crui, la conferenza nazionale dei rettori, per altrettante è stato respinto. Dopo una battaglia finita anche in parlamento - Giorgio Benvenuto ha denunciato l'ostracismo dei magnifici in un'interrogazione - ora ce l'ha fatta. Ma già a maggio 2007, in pieno blocco dei finanziamenti agli atenei, la Kore è riuscita a ottenere un finanziamento da 300mila euro, grazie a un emendamento presentato proprio da Crisafulli, membro della commissione bilancio della Camera.


L'università ennese, del resto, è un trampolino di lancio per figure come Fabio Cintioli, già capo di gabinetto dell'ex presidente del Senato Marcello Pera - nonché ex segretario generale dell'Autority sulla concorrenza - che dopo aver vinto il concorso bandito per lui dalla Kore è stato chiamato dalla San Pio V di Roma perché - è scritto nella motivazione - "i nuovi ordinamenti della Kore, approvati dal ministero, non contemplano il settore disciplinare" per il quale è stato bandito il concorso. Ma alla Kore hanno tenuto le loro lezioni magistrali anche Fausto Bertinotti e Vincenzo Visco. E nel corpo docenti sono transitati Vittorio Sgarbi e persino il ministro degli Esteri maltese, Michael Frendo (a Malta è legata anche la Link University dell'ex ministro Vincenzo Scotti, dove insegna Andò).

La Kore è un modello di università che si va affermando. Per i suoi legami con i potentati locali - in questo le fa concorrenza l'iperfinanziato (come sa la Corte dei conti) ateneo di Bolzano, dove il consiglio d'amministrazione, nominato in maggioranza dalla Provincia, è targato Sudtiroler Volkspartei, - e per l'originalità dei suoi corsi di laurea, ad esempio sulla "Archeologia mediterranea". Il suo successo? Tante missioni all'estero - dalla Turchia alla Spagna - e convenzioni con gli enti locali per riconoscere come crediti formativi gli anni di lavoro: l'ateneo siciliano ne aveva stipulata una persino con l'Aci, l'Automobile club italiano. Fino a quando il ministro Fabio Mussi si è messo di traverso e ha detto stop alle convenzioni.

Ora si teme che la proliferazione folle delle università stravaganti - arginata, almeno in parte, da Mussi - torni a dilagare. Con Luigi Berlinguer prima e con Letizia Moratti poi, s'è compiuta infatti la più grande mutazione genetica della storia dell'università italiana: i corsi di studio sono diventati 3264, le facoltà 545 e hanno sede nei posti più incredibili. A Locri, a Bressanone, a Ozieri, a Bracciano: i comuni che ospitano almeno un corso sono passati da 196 a 251 in sette anni. Il record è della Lombardia: le sedi sono 39, tra cui due paesini della Val Camonica.

Esiste anche una "università diffusa" dell'Iglesiente. Ora è riuscita persino a sdoppiarsi: una nuova sede è spuntata da poco a Carbonia, in controtendenza rispetto ai tagli chiesti da Mussi, 1000 corsi in meno da Palermo a Firenze, da Bologna a Venezia, da Bari a Torino. In Sardegna l'eliminazione degli atenei sotto casa provoca rivolte: Claudia Lombardo, consigliere regionale di Forza Italia, si è spesa contro la chiusura del polo di Monteponi, voluta dalla Regione. E nella facoltà di Lettere di Cagliari c'è chi propone progetti per "scrittori e poeti", "presentatori e annunciatori".

L'offerta formativa, in questi anni, è esplosa in una pioggia di denominazioni che vanno dalla "scienza della produzione e della trasformazione del latte" dell'università di Milano, sede di Crema, alle "Scienze per la pace" di Pisa, dalle "Scienze del fiore e del verde" di Pavia alle "Scienze e tecnologie del fitness" di Camerino. Fino alle "Scienze e tecniche equine" di Parma, alle quali si contrappongono le "Scienze dell'allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto" dell'università di Bari.

Tre studiosi dell'università di Salerno - Salvatore Casillo, Sabato Aliberti e Vincenzo Moretti - si sono dati la pena di censirli tutti in un libro ("Come ti erudisco il pupo"). E hanno scoperto che il corso di "tutela e benessere dell'animale" di Teramo prepara - è scritto nei documenti ufficiali - "un professionista dalle approfondite competenze teoriche, pratiche e tecniche, capace di mettere in atto e divulgare un corretto management dell'animale e una corretta comunicazione uomo-animale". Ritenendo Brindisi una capitale dell'editoria, si è pensato bene di istituire lì "Scienze e tecniche dell'industria culturale": gli iscritti sono 23.

Mai come ora pare ci sia bisogno di corsi per "scienziati della gastronomia". Ne ha attivato uno anche l'università telematica Unitel di Milano, misteriosa creatura partorita nelle ultime ore del suo ministero da Letizia Moratti. Approvata il 10 maggio del 2006, l'Unitel si definisce "università telematica internazionale" a carattere privato ma legalmente riconosciuta. Siamo andati a visitare la sua sede: tre piccole stanze in fondo a un lungo corridoio di un palazzo a due passi dall'aeroporto di Linate.

Prima di arrivare, abbiamo chiesto un appuntamento telefonico - il numero risulta intestato all'università Statale - per sapere del corso di "Scienze della nutrizione e della gastronomia". "È un'ottima scelta - assicura la segretaria - la nostra sede è nello stesso palazzo che ospita i laboratori del Cnr. Disponiamo dei migliori esperti di formaggi. E possiamo dare un inquadramento sia di tipo storico che di tipo futurista dell'alimentazione".

In effetti in via Fantoli, nel palazzo che ospita la Unitel, gli uffici del consiglio nazionale delle ricerche, organismo dal quale proviene Luigi Rossi Bernardi, assessore all'innovazione del comune di Milano e per anni suo braccio destro della Moratti al ministero, ci sono. "Può iscriversi anche domani: la quota è di 7500 euro per tre anni", ci spiega la segretaria, che insiste molto sulla serietà e il rigore dell'offerta formativa.

"Possiamo anche monitorare il tempo che lei dedica alle lezioni". Come? "Calcoliamo le sue ore di connessione". Se poi uno rimane per cinque ore in collegamento e nel frattempo gioca a tressette con gli amici, nessuno lo può escludere, in linea teorica. Gli iscritti non sono tantissimi - "non abbiamo ancora fatto comunicazione" - e poche lezioni si possono davvero seguire on line. "Le altre dobbiamo caricarle".

Insomma è proprio, come dice lei, "l'università del futuro", in tutti i sensi. Eppure gli investitori non sembrano degli sprovveduti: tra i soci dell'Unitel figurano la Tosinvest, la società degli Angelucci, i re della sanità privata, che detiene il 60 per cento delle quote, e la Mediolanum comunicazione, società del gruppo Fininvest, proprietaria dell'8 per cento. Ci sono quote anche di Claudio Cerruti, del Cnr, e di Gloria Saccani Jotti, ordinario di patologia clinica a Parma ma anche componente della segreteria tecnica del ministro Moratti: era proprio lei occuparsi a dello sviluppo delle università telematiche.

E si sono sviluppate, eccome: in Italia ce ne sono 11. Come gli atenei "reali", si sono duplicati in sedi distaccate, come la Unitelcal calabrese, gemmata dall'Unisu, a sua volta legata a "Universitalia", istituto privato per la preparazione agli esami universitari. Mussi ha cercato di dare una stretta, imponendo un regolamento che preveda, per esempio, un numero minimo di docenti propri e non presi in prestito dalle strutture pubbliche, come fanno un po' tutte, a cominciare dalla Universitas mercatorum promossa dalle Camere di commercio.

Ora il business potrebbe riprendere a fiorire. Nell'accademia virtuale, del resto, si ritrovano docenti che non contano più come una volta nelle università in cemento e muratura. Alla "Giustino Fortunato" di Benevento è trasmigrato da Bari il costituzionalista Aldo Loiodice - il teorico della "cooptazione" come metodo di selezione dei docenti - o come l'ex prorettore Francesco Dammacco. Le inchieste della magistratura che hanno sconvolto il sistema dei concorsi baresi, però, sono arrivate anche lì: il pm Francesca Romana Pirrelli indaga sul dottorato di ricerca in "diritti umani, globalizzazione e libertà fondamentali", vinto da Marianna Colarusso, socia della Onlus che ha fondato l'ateneo e figlia del titolare della società che fornisce le attrezzature per i collegamenti a distanza.

Le università telematiche, inoltre, puntano sulle nuove leve: la Guglielmo Marconi di Roma, per esempio, ha nominato ordinario, nel 2004, l'allora sessantottenne Learco Saporito, all'epoca sottosegretario alla funzione pubblica nel governo Berlusconi. Ma anche qui, niente di strano: sui ventimila ordinari italiani solo otto hanno meno di 35 anni. E quasi tutti sono figli d'arte. Come Giovanni Perlingieri, figlio di Pietro, il giureconsulto più potente del Sud: è stato editore, parlamentare, notaio, caposcuola di diritto privato, preside e rettore di diverse facoltà e ora è anche nei vertici della scuola per la magistratura di Benevento, nomina al fotofinish di Clemente Mastella prima del suo addio al ministero della Giustizia.

In nome dell'autonomia le università hanno prodotto le più spericolate acrobazie. In alcuni casi rischiando di farsi male, com'è successo al rettore di Macerata, indagato per aver utilizzato la legge per il ritorno dei cervelli in fuga per far rientrare il geografo triestino Aldo Colleoni, di 61 anni, in nome di un improbabile gemellaggio con l'università mongola di Ulan Bator. Anche qui la stravaganza ha una spiegazione: il pretesto culturale sono i rapporti che un tempo legavano missionari marchigiani come Matteo Ricci e l'Estremo Oriente, sul piano finanziario una "sponsorizzazione" di 800mila euro da parte di una società bolognese, la General trade.

La deriva disneyana delle università, negli ultimi anni, ha prodotto di tutto. Può una laureata in Lingue insegnare a Medicina? Certo, se si parla di Maria Grazia Albano, che insegna storia della Medicina a Foggia. Suo padre, Ottavio, è stato per anni ordinario a Bari e ha fondato il Ciasu, un centro internazionale di studi universitari tra gli ulivi secolari di Fasano, con un piano industriale che prevedeva quattro specialità: una scuola superiore di formazione della pubblica amministrazione, un centro di ricerche per l'ambiente e il territorio, una scuola di formazione per manager e quadri aziendali e una scuola superiore di formazione per danzatori.
Idee chiare.

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martedì, 04 marzo 2008

L'Italia immobile dei laureati
i figli degli operai guadagnano meno

 

Figli di dirigenti che diventano dirigenti e figli d'impiegati che diventano impiegati. Paghe che si fanno sempre più esili, occupazioni persistentemente precarie e disparità di genere e geografiche che permangono nella loro gravità. Una società priva di dinamismo sociale ed economico. Sono tutt'altro che liete le scoperte che quest'anno gli oltre trecentomila neolaureati, la cui truppa di anno in anno andrà facendosi più esigua per ragioni demografiche, hanno fatto al momento di approdare nel frastagliato mondo del lavoro.
       
Quest'anno un neolaureato si è ritrovato nella propria busta paga 1.040 euro. Una cifra che, in termini di potere di acquisto, vale il 92,9 per cento di quello che guadagnava un neolaureato del 2001 (vedi tabella). E seppure aumenta lievemente il tasso di occupazione, il 48 per cento si ritrova ancora a fare i conti con un tipo di lavoro dalla natura precaria.

I dati sono quelli del X Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati italiani presentato oggi a Catania da AlmaLaurea, il consorzio che riunisce cinquantuno università italiane e che ha raccolto la testimonianza di 92 mila laureati.

Partiamo però dal lieve miglioramento occupazionale. Quest'anno ha trovato lavoro, a un anno dalla laurea, il 53 per cento dei giovani, ovvero poco più di mezzo punto percentuale in più rispetto all'anno scorso (vedi tabella). Anche la disoccupazione ha segnato una parziale battuta d'arresto pari allo 0,5 per cento. Rimangono però evidenti le disparità tra uomini e donne. Lavora il 57 per cento dei primi contro il 50 per cento delle seconde. Così come al Mezzogiorno il tasso di occupazione è ancora inferiore a oltre venti punti percentuali di quello dei loro coetanei residenti al Nord.


Quanto alla precarietà le cose non sembrano migliorare significativamente. Dal 2000 a oggi il lavoro stabile ha subito una contrazione in termini percentuali che lo ha visto passare dal 46 per cento al 39 per cento, mentre il lavoro atipico ha registrato, nello stesso intervallo di tempo, un aumento di dieci punti percentuali. Nell'ultimo anno la proporzione di persone con un lavoro stabile, ad un anno dalla laurea, è aumentato lievemente ma di fatto i due insiemi sembrano avere invertito, almeno per i primi anni lavorativi, il peso all'interno di un'occupazione che è divenuta più marcatamente precaria. Solo dopo cinque anni dalla laurea, la gran parte (il 70 per cento) dei laureati riesce ad ottenere un impiego stabile.

Ma veniamo alla paga. Seppure i laureati hanno avuto a disposizione lungo tutto l'arco della vita uno stipendio significativamente superiore a quello dei loro coetanei diplomati, la laurea ora non sembra essere più così premiante. Quest'anno la paga media è stata di poco superiore a mille euro e inferiore, in termini di potere d'acquisto, a quella del 2001. Ad essere penalizzate sono sempre le donne che quest'anno portano a casa solo 925 euro rispetto ai 1.186 dei loro coetanei uomini. Dopo cinque anni la paga sale in media a 1.342 euro con costanti disparità territoriali: al Nord si toccano i 1.382 euro, al Centro i 1.288 mentre al Sud si rimane fermi a 1.195 euro.

Che i giovani di oggi fossero destinati a un futuro meno roseo dei loro genitori lo si era cominciato a capire da tempo. Ma arrivano sempre più conferme di quello che sta accadendo. Qualche mese fa, uno studio di alcuni ricercatori della Banca d'Italia aveva mostrato come negli anni Novanta la retribuzione dei giovani avesse subito una riduzione significativa rispetto a quella dei loro colleghi più maturi, e come alla misera paga d'ingresso, si era andata sovrapponendo una carriera molto meno dinamica e quindi incapace di assicurare una crescita retributiva che compensasse una partenza così fiacca.

A questo si aggiunga la scarsa mobilità sociale. Secondo i dati di AlmaLaurea, a cinque anni dal conseguimento del titolo un giovane laureato figlio di operai guadagna 1.238 euro al mese, mentre un ragazzo con lo stesso titolo di laurea ma che proviene da una classe più agiata riesce a portare a casa 1.437 euro: ovvero 200 euro in più ogni trenta giorni. E queste differenze si notano in tutte le facoltà. Per chi esce da economia e statistica diventano anche più acute: 1.276 euro ai figli di operai e 1.519 euro ai figli di chi sta più in alto nella gerarchia sociale. Tra gli ingegneri la differenza è di poco inferiore ai 200 euro (1.574 euro contro i 1.759 euro), tra i giuristi e i laureati del gruppo politico sociale siamo sempre sopra ai cento euro al mese.

Insomma di padre in figlio. Se ne può trovare conferma anche se si va ad analizzare il titolo di studio di laurea del genitore e quello della prole. Si scopre che buona parte dei padri architetti (il 44 per cento) ha un figlio laureato in architettura, quattro giuristi su dieci hanno un figlio laureato in giurisprudenza e lo stesso accade agli ingegneri, ai farmacisti e ai medici . Con evidenti ricadute sui percorsi occupazionali. Tanto che il 16 per cento dei figli di dirigenti arriva, dopo solo cinque anni dal titolo di laurea, a ricoprire la carica d funzionario o dirigente mentre a più del quaranta per cento dei figli di impiegati succede di ripercorrere il sentiero professionale del padre.
Tutto il fragore degli anni degli studi universitari, tutti quei giorni in cui si avvicendano entusiasmi e fatiche, una volta arrivato il tempo dell'occupazione pare dissolversi per venire sostituito dalla constatazione che la società italiana si è avvitata su se stessa relegando la mobilità sociale allo status di chimera. Se si vuole davvero rilanciare l'economia italiana, si dovrà fare qualcosa.
Al Governo futuro, Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea manda la raccomandazione di aiutare le piccole e medie aziende a "compiere innovazioni di processo e di prodotto e a dotarsi di capitale umano qualificato favorendo la formazione di studi associati" perché la ripresa, ha concluso Cammelli, "passa attraverso la valorizzazione delle risorse migliori che abbiamo: i tanti talenti che escono dalle università, forse più numerosi e migliori di quanto non siamo in grado di formare nelle nostre aule".


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