mercoledì, 26 novembre 2008

Soul, l'inserimento al lavoro parte dall'università

24/11/08 - L’inserimento lavorativo dei giovani laureati del Lazio e la necessità di un adeguato sistema di tirocini formativi. Questi i temi al centro del convegno ‘dalla Laurea al Lavoro. Università e mondo produttivo per l’occupazione giovanile’, tenutosi a aRoma e promosso da Soul, il Sistema di orientamento università-lavoro, nato dalla collaborazione tra gli Atenei Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata, e Iusm-Università Foro Italico, e finanziato dalla regione Lazio con fondi Fse.  L’iniziativa punta a mettere in collegamento, anche attraverso il portale on line www.jobsoul.it, studenti universitari e aziende, in modo da facilitare l’inserimento lavorativo.

All’appuntamento era presente l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione, Silvia Costa, che ha promosso il progetto. “Con Soul, come era nei nostri obiettivi – ha ricordato Costa - abbiamo creato una rete tra le università, in questo caso i 4 atenei di Roma, e, inoltre, abbiamo avuto una risposta molto positiva dalle imprese. Infatti sono state 1.000 le aziende che si sono registrate al sistema insieme a tantissimi studenti che hanno inserito il proprio curriculum”. L’assessore ha poi sottolineato l’importanza di Soul nell’ottica di un rapporto più diretto tra preparazione universitaria e sistema produttivo: “Le università cominciano a capire – ha dichiarato - quali sono i profili richiesti dal mercato del lavoro, in modo tale da orientare la produzione di lauree e laureati in quella direzione specifica. Allo stesso tempo, le imprese cominciano, attraverso tirocini e forze lavoro messe a disposizione dalla Regione, ad avere una conoscenza diretta dei laureati”.

L’utilità di Soul, che conta oltre 15.000 curricula nel proprio data base, secondo l’assessore Costa può allargarsi all’intero sistema regionale di orientamento e collocamento al lavoro. “Attraverso questo progetto - ha spiegato – si sono create delle competenze con know how che possono essere messi a disposizione per migliorare i nostri servizi regionali.Abbiamo infatti previsto il collegamento di Soul con i centri per l’impiego e con i Col ( Centri di orientamento al Lavoro)”.

Per non disperdere il lavoro fatto con il progetto Soul, secondo l’assessore Costa, è necessario programmare i prossimi interventi, soprattutto “lavorando per il futuro dell’iniziativa – ha detto- con l’obiettivo di realizzare un progetto pluriennale, di tipo regionale o anche trasnazionale con fondi europei messi a disposizione dalla regione ma permettendo anche l’apporto finanziario delle università”. “Gli obiettivi – conclude - sono quelli di aprire all’Europa, in particolare all’europlacement, e operando non solo verso le imprese, ma anche in rapporto con il Terzo settore e le libere professioni”.

All’appuntamento è intervenuta anche Lea Battistoni, direttore regionale Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili. “Soul – ha detto - è un sistema avanzato anche dal punto di vista tecnologico, e consente di avere un rapporto diretto con le imprese, coinvolgendo in questo progetto anche gli studenti. La prossima tappa di Soul – ha concluso - dovrà essere il suo inserimento nel mercato del lavoro del Lazio”.
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martedì, 25 novembre 2008
Call for project"
Pubblicato il call for project per le scuole di ogni ordine e grado e Università in collaborazione con le scuole ENIS e l'Editrice La Scuola. Il progetto prevede una serie di iniziative sui grandi temi dell’energia e della sostenibilità.Viene offerta alle scuole la possibilità di proporre progetti e laboratori didattici realizzati sui temi delle sezioni: RinnovarEnergia; CostruirEnergia; ComunicarEnergia. www.novaenergy.it/

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martedì, 25 novembre 2008

Premio nazionale: “Didattica della Scienza”
Il concorso è rivolto a docenti delle scuole secondarie di I e II grado, che parteciperanno con un gruppo di studenti o una classe a nome dell'istituto di appartenenza .

Ulteriori informazioni sono consultabili sul sito MIUR alla voce Gruppo interministeriale per la diffusione delle Scienze e Tecnologie.

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martedì, 25 novembre 2008

L'associazione idea laurea comunica che è in allestimento il programma denominato "obiettivo laurea" preparazione ai test di accesso per le Faciltà a numero chiuso e/o programmato corso invernale.

Tale corso sarà suddiviso in moduli che si svilupperanno nel periodo Gennaio-Giugno 2009.

A partire dal mese di Dicembre gli studenti verranno contattati tramite volantinaggio e tale attività sarà comunicata anche alle Scuole.

Tutti gli aggiornamenti relativi al progetto potranno essere seguiti tramite il blog.

Per maggiori informazioni si può contattare il Presidente dell'associazione Dott Paolo De Vito ai seguenti recapiti:

tel 328/6117795

mail paolo.devito@yahoo.it

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martedì, 25 novembre 2008

L'associazione idea laurea comunica che il prossimo appuntamento con il programma "la chimica per i piccoli" ch si sta svolgendo presso la Scuola elementare Vignacce di Santa Marinella è in programma per Mercoledi 3/12/200.

Gli studenti potranno divertirsi nella ricerca dell'amido, delle proteine e della vitamina C negli alimenti, sono in programma esperimenti divertenti come l'inchiostro invisibile ed altro.

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martedì, 25 novembre 2008
Il Comune di Silvi sta per lanciare una piccola rivoluzione nella scuola materna ed elementare: il medico-insegnante in aula. Il medico insegnante a scuola è una novità assoluta ed è un progetto a cui il comune di Silvi crede particolarmente. Il Medico insegnante a scuola avrà la finalità di avvicinare i bambini alla cultura medico scientifica. Il progetto medico insegnante a scuola è stato promosso in collaborazione con l'università D'Annunzio di Chieti.
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martedì, 25 novembre 2008

76 milioni di fondi pubblici per il distretto tecnologico dei beni culturali

24/11/08 - Sono oltre 450 gli operatori di settore che hanno partecipato alla prima audizione pubblica per orientare l’impiego dei fondi  del “Distretto Tecnologico per i Beni e le Attività Culturali” (Dtc) del Lazio. Tra gli iscritti alla consultazione, imprese operanti nei diversi comparti turistici e culturali, associazioni, università ma anche produttori dell’audiovisivo e istituti e centri di ricerca.

L’incontro, che si è svolto in Regione nei giorni scorsi, è stato programmato per fare il punto sulle risorse destinate allo sviluppo della filiera economico-scientifica del settore culturale. Un’iniziativa innovativa, quella avviata dalla Regione Lazio e da Filas, la sua società strumentale dedicata al sostegno dell’innovazione, per registrare ‘dal basso’ le istanze degli addetti ai lavori e raccogliere suggerimenti e progetti per ottimizzare gli interventi attuativi del Dtc.

All’audizione in Sala Tirreno, voluta dall’assessore allo Sviluppo Economico, Ricerca, Innovazione e Turismo della Regione Lazio, Claudio Mancini, ha partecipato anche l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano. Sono intervenuti inoltre il direttore regionale allo Sviluppo Economico, Ricerca, Innovazione e Turismo della Regione Lazio, Domenica Calabrò, e il direttore generale di Filas, Stefano Turi, che ha illustrato gli strumenti attuativi del DTC.

Il Dtc ha preso il via il 28 novembre 2007 con l’Accordo di Programma Quadro 6 firmato dalla Regione Lazio, dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’intesa si colloca all’interno dell’azione portata avanti da tempo dalla Regione Lazio, attraverso Filas, che vede l’investimento di significative risorse nel sostegno e nella valorizzazione dell’innovazione. In particolare Filas favorisce una collaborazione stabile tra ricerca e produzione attraverso numerose iniziative, tra cui spicca la costituzione dei tre Distretti Tecnologici dell’Aerospazio, delle Bioscienze e per i Beni e le Attività Culturali. Distretti che svolgono un’importante funzione di stimolo e accelerazione dell’evoluzione tecnologica e contribuiscono, così, attivamente alla crescita economico-scientifica del Lazio.

Il DTC, in particolare, intende favorire l’uso delle nuove tecnologie per la valorizzazione del patrimonio culturale locale e lo sviluppo del tessuto imprenditoriale del Lazio collegato ai beni culturali e prevede un investimento di 49 milioni di euro nel periodo 2008-2010 tra fondi regionali e statali. A questi si aggiungono altri 21 milioni di euro dal Ministero dell’Università e della Ricerca – cifra annunciata oggi nel corso dell’audizione pubblica - e 6 milioni dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. I fondi pubblici, che arrivano così a un totale di 76 milioni di euro, attraverso il meccanismo del co-finanziamento attiveranno investimenti privati per circa 30 milioni di euro, fino ad arrivare a un valore complessivo totale pari a circa 100 milioni di euro.

“Con il Distretto Tecnologico per i Beni e le Attività Culturali – sottolinea l’assessore Claudio Mancini – la Regione fa un investimento importante su un campo di assoluta eccellenza del Lazio, per sostenere progetti su cui si metteranno in rete le migliori competenze del settore, tra organismi di ricerca, imprese e operatori.  In questo modo vogliamo stimolare la nascita di imprese innovative, promuovendo il trasferimento tecnologico nell’ambito dei beni culturali per valorizzare il patrimonio esistente e ampliare l’offerta del turismo culturale con la nascita, anche, di nuovi servizi. Per la portata di questa operazione, che tra l’altro si rivolge a un vastissimo insieme di professionalità e competenze, abbiamo ritenuto fondamentale organizzare un passaggio di confronto diretto con gli operatori del settore”.

Secondo l’assessore Giulia Rodano: “L’assessorato regionale alla Cultura, attraverso la politica dei Grandi Attrattori Culturali e degli itinerari tematici, ha destinato in questi anni risorse importanti al fine di costruire, nei territori, dei punti di riferimento, dei possibili valori aggiunti sia per la competitività e lo sviluppo delle filiere produttive che per la fruibilità turistica del patrimonio e la sua trasmissione alle generazioni future. I beni culturali costituiscono dunque, per il Lazio, delle chiavi d’accesso a nuove possibilità di sviluppo. Il distretto tecnologico è oggi un’opportunità formidabile per accrescere in modo sinergico queste potenzialità di crescita del territorio: è un intervento che può offrire inedite, interessanti dimensioni di conoscenza del nostro patrimonio”.

Attraverso il Distretto Tecnologico, Regione Lazio e Filas puntano sui Beni Culturali come volano per la crescita dell’economia laziale, dove si contano già circa 1800 aziende legate alla filiera. Solo nel 2007 il Lazio ha registrato un incremento del numero di aziende operanti nel settore dei  beni culturali pari al 135 per cento. Tra gli obiettivi del distretto, stimolare la nascita di imprese innovative, ampliare l’offerta del turismo culturale e valorizzare il capitale umano laziale. Solo la rete universitaria regionale, infatti, comprende 5 atenei pubblici e 4 privati, che nel biennio 2006-2007 ha prodotto circa 1.200 laureati in discipline legate ai beni culturali e a tutti gli ambiti correlati. 
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venerdì, 21 novembre 2008
Voci e storie dei ricercatori in fuga
'Non ho più fiducia nella mia Italia'
 

Un'assemblea all'Università romana della Sapienza

Sono tanti i cervelli italiani in fuga. Ricercatori, dottorandi, laureati che frequentano master e specializzazioni post-laurea. Più che i numeri sono le storie a raccontare questo esodo che, di anno in anno, assume dimensioni sempre più consistenti. Nel suo articolo di due giorni fa per il nostro giornale, il premio Nobel per la Medicina, Renato Dulbecco, scriveva: "Chi vuol fare ricerca se ne va, oggi come ieri, per gli stessi motivi. Perché non c'è sbocco di carriere, perché non ci sono stipendi adeguati, né ci sono fondi per le ricerche e le porte degli (ottimi) centri di ricerca sono sbarrate perché manca, oltre ai finanziamenti, l'organizzazione per accogliere nuovi gruppi e sviluppare nuove idee".

Una diagnosi terribile e impietosa, confermata dai duemila messaggi che i ricercatori italiani hanno lasciato sul nostro forum. Cervelli in fuga dall'Italia che hanno utilizzato la "bacheca" messa a disposizione da "Repubblica" per raccontare le loro storie, per esprimere lo sdegno e la rabbia nei confronti di un paese non ha saputo valorizzarli. E che li ha persi, forse per sempre.

Fuggono i ricercatori italiani per le strutture inesistenti, soprattutto nel campo delle scienze e della tecnologia, per i fondi che mancano, per gli stipendi ridicoli, per un sistema di selezione che scoraggia i migliori e premia i raccomandati. Fuggono e se ne rammaricano, perché la preparazione di base della nostra università è ottima. Però, poi manca tutto il resto.

Le storie, le testimonianze, i racconti arrivati al nostro sito descrivono tutto questo e mettono in mostra i sentimenti che albergano nei cuori di chi è dovuto emigrare. La delusione e la rabbia, su tutti. Un esempio è quello di Delia Boccia che definisce il suo lavoro all'estero un "esilio coatto", otto anni a Londra, uno a Ginevra: "In Italia non torno e non tanto per quei 1000 euro al mese, che mortificano più il frigorifero che l'orgoglio, ma perché l'Italia é un paese che non si merita più né la mia forza, né la mia passione, e tanto meno la ricchezza delle cose che faccio. Perché se fino a qualche anno fa era l'Italia a non credere in me, adesso sono io che non credo più all'Italia".

Sono in tanti a raccontare la frustrazione di anni spesi nei dipartimenti delle università italiane a lavorare alacremente per poi vedere sforzi e studi vanificati da concorsi pilotati, con i nomi dei "predestinati" che si conoscono in partenza. O di dottorati al termine dei quali non c'è alcuna prospettiva di futuro e di carriera. E, allora, si lasciano amici e familiari e si parte in cerca di una chance. Come ricorda Sara Pinzi che scrive: "Ho un contratto di ricerca in un'università in Spagna, che mi permette pagare i contributi, l'affitto e crescere un bimbo piccolo. Qui in Spagna mi hanno dato qualcosa che in Italia non ho avuto: un opportunità".

Non tutti si definiscono "cervelli in fuga". Rico Barsacchi è tra questi: "La mia non é stata una fuga: è stata la voglia di fare ricerca all'estero e di vivere fuori dall'Italia per un po' di tempo". Però, una volta sperimentate le possibilità offerte dalle università straniere, è difficile tornare indietro. "Se non torno è perché le condizioni di lavoro che ho qua (Max Planck Institute a Dresda) sono semplicemente introvabili in Italia: qui mi sono fatto una famiglia, ho due figli e guadagno relativamente bene", continua il ricercatore.

E poi c'è chi all'estero è andato per caso ed è rimasto per scelta. Prendi Laura Parducci che da 14 anni vive e lavora in Svezia, prima ad Umeå, oggi ad Uppsala vicino Stoccolma: "Qui si avanti se si é competente e volenteroso e i giudizi, gli avanzamenti di carriera, gli ottenimenti di fondi per la ricerca sono quasi sempre dati in maniera imparziale da terze parti non interessate ed esterne. Perché mai tornare in Italia? Cosa offrirebbe questo paese ad una donna ricercatrice della mia età, con tre figli?"

Sono tanti ad evidenziare le differenze enormi tra il sistema universitario degli altri paesi europei e il nostro. Non solo in termini di meritocrazia, ma anche di efficienza, di strutture, di metodi. Lorenzo Basso, un neolaureato che conduce il suo dottorato di ricerca a Southampton, non nasconde la sorpresa: "Faccio un colloquio telefonico (via Skype) e quattro ore dopo mi viene dato il posto! Impensabile in Italia".

Chi si trova all'estero da tanto tempo vede trasformarsi la rabbia e lo sdegno iniziali in soddisfazione per avercela fatta con i propri mezzi, grazie alle proprie capacità, senza dover sottostare al barone di turno o dover ricorrere al sistema delle raccomandazioni.

Non è soltanto il fattore economico a spingere a fermarsi, ma anche il clima di collaborazione tra colleghi, l'organizzazione delle università, le opportunità che vengono offerte. C'è uno stimolo continuo a crescere, a dare il meglio di sé.

La nostalgia di casa, comunque, è forte. Il sole, il mare, i colori e i sapori dell'Italia rimangono sempre nel cuore. Alcuni non resistono e tornano. E c'è anche chi vorrebbe tornare e non ce la fa. E' il caso di Mario Pagano, un giovane medico napoletano che, dopo un'esperienza a New York, da quattro anni lavora all'Università di Cambridge: "Io e mia moglie vorremmo tanto tornare in Italia, ma non ci riusciamo". O di Gianluca Calcagni che lamenta: "Dal 2005 lavoro all'estero come ricercatore in fisica. Prima in Giappone, poi Regno Unito, ora Stati Uniti. Da allora sto cercando di rientrare ma é quasi impossibile. Mentre ogni anno all'estero ci sono centinaia di bandi di concorso, in Italia si contano sulle dita di una mano".

E per i tanti che vorrebbero tornare, ce ne sono altrettanti, giovani e meno giovani, sul punto di andarsene. Come Roberto Orti, un chimico, che scrive: "Io non sono ancora andato ma sto preparando le valigie e partirò a breve per il Nord della Francia per raggiungere là la persona con la quale sono anni che tento invano di mettere su una famiglia qui in Italia. Lei è ricercatrice in Storia dell'Arte ed io laureato in chimica, ma in Italia questo non basta per avere degli stipendi decenti e un futuro dignitoso". Un altro cervello in fuga. Ahinoi, uno dei tanti.
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venerdì, 21 novembre 2008
Migliaia di delegati da tutti gli atenei in assemblea plenaria
Una piattaforma su diritto allo studio, welfare, didattica e ricerca

Sapienza, studenti da tutta Italia
per riformare l'università dal basso

 ROMA - Una bozza di autoriforma dal basso per iniziare il dibattito verso la costruzione dell'"Altra università", quella scritta dai protagonisti. Questa mattina a La Sapienza, sul prato alle spalle del rettorato, oltre duemila delegati arrivati da tutti gli atenei italiani, si sono riuniti in assemblea plenaria. Approvate con una standing ovation le basi della piattaforma programmatica su diritto allo studio, welfare, didattica e ricerca.

All'ordine del giorno anche proposte e date per le future mobilitazioni dell'Onda, prima fra tutte la giornata del 28 novembre nella quale saranno chiamate a raccolta tutte le città italiane, per cortei e iniziative contro i decreti Gelmini su scuola e università. E ancora, prima dell'appuntamento nazionale del 12 dicembre, in occasione dello sciopero generale della Cgil, gli studenti pensano ad un'intera settimana di mobilitazione per rivendicare la gratuità di mense, trasporti e cultura.

Dopo i workshop di ieri, con circa 200 interventi, nel secondo giorno di assemblea gli studenti hanno fatto il punto sulle proposte emerse fino ad ora. Sul fronte della didattica l'Onda ha bocciato la formula del 3+2 e del sistema dei crediti, proponendo un conseguente accorpamento degli esami. E ancora un'equa retribuzione di stage e tirocini, l'abolizione del numero chiuso e della frequenza obbligatoria, nonché una revisione totale dei piani di studio.

Gli studenti hanno anche stabilito con fermezza il principio dell'indipendenza e dell'autonomia della ricerca "che non deve essere subordinata a logiche di mercato" si legge nel report, e che non può "non essere disgiunta dalla realizzazione di un nuovo concetto di valutazione". Al centro del dibattito la questione del reddito con il conseguente riconoscimento di stipendi per ricercatori precari e dottorandi.

Tra le proposte relative al sistema del dottorato di ricerca anche la soppressione dei titoli "senza borsa", l'istituzione di uno statuto nazionale ed una volta concluso il ciclo di ricerca, un contratto unico di lavoro subordinato della durata non inferiore ai 2 anni. Nella lista dei "no" anche quello relativo alle tasse d'iscrizione e al blocco del turn over, mentre in quella delle proposte, la richiesta di un censimento nazionale sul lavoro precario nelle università, la convocazione di una riunione europea del movimento ed un dibattito sulla questione di genere all'interno del mondo universitario.

Inoltre è stata chiesta: l'abolizione di tutti i contratti atipici, garanzie di stabilità di reddito tra un contratto e l'altro, finanziamenti diretti ai gruppi di ricerca senza passare per i docenti. Proposta anche l'abolizione delle due fasce di docenza attuale (associati e ordinari) e la creazione di una fascia unica per mettere un freno ai "concorsi pilotati".

Sul fronte del diritto allo studio, è stata invece annunciata una "campagna di azione" per l'accesso gratuito a cinema, musei e trasporti e sono stati proposti "scioperi bianchi" dei precari contro "il lavoro nero nelle università, svolto da stagisti, tirocinanti e dottorandi".

"Da questa assemblea è uscita una piattaforma condivisa, dimostrando che abbiamo anche idee e non sappiamo dire solo dei no - ha commentato Giorgio Sestili, studente di Fisica - adesso ci auguriamo anche che i docenti valutino le nostre proposte".

Durante i lavori ha preso la parola anche una rappresentante di "Non rubateci il futuro", il coordinamento genitori-insegnanti di Roma e Provincia. Paola Di Meo della scuola elementare romana, Iqbal Masih ha annunciato una nuova manifestazione romana indetta per la mattina del 29 novembre: "Ci sarà tutto l'universo della scuola pubblica - ha spiegato l'insegnante - materne, elementari e medie. Saremo in piazza per ribadire le nostre proposte e con noi porteremo ancora una volta i bambini".

Al termine dell'assemblea plenaria, si è svolta nell'aula 11 di Geologia, occupata, un incontro-dibattito tra gli studenti e un gruppo di insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori sul decreto Gelmini.
(16 novembre 2008)
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venerdì, 21 novembre 2008
Sulla fuga dei cervelli
è il momento di cambiare

di RENATO DULBECCO


HO LASCIATO il mio Paese nel 1947, a soli 33 anni, per gli Stati Uniti, per poter sviluppare le ricerche scientifiche che mi hanno fatto meritare il Premio Nobel per la Medicina, molti anni dopo, nel '75. Oggi mi fa male vedere che, dopo oltre 60 anni, la situazione di crisi della ricerca scientifica in Italia non è cambiata, anzi. Lo dimostrano i più di mille ricercatori italiani sparsi per il mondo che hanno già riposto all'appello di questo giornale e che hanno dovuto, come me, lasciare il Paese per dedicarsi alla scienza.

Il mio rammarico non è una questione di nazionalismo: la scienza per sua natura ignora il concetto di Patria, perché è e deve rimanere universale. Anzi, penso sia importante per uno scienziato formarsi all'estero e studiare in una comunità internazionale. Tuttavia dovrebbe anche poter scegliere dove sviluppare le sue idee e i frutti del suo studio, senza dover escludere del tutto il Paese dove è nato. Ciò che mi dispiace profondamente è toccare con mano l'immobilismo di un'Italia che sembra non curarsi della ricerca scientifica, esattamente come nel dopoguerra.

Come se più di mezzo secolo di esplosione del progresso scientifico fosse passato invano. Chi vuole fare ricerca se ne va, oggi come ieri, per gli stessi motivi. Perché non c'è sbocco di carriere, perché non ci sono stipendi adeguati, né ci sono fondi per ricerche e le porte degli (ottimi) centri di ricerca sono sbarrate perché manca, oltre ai finanziamenti, l'organizzazione per accogliere nuovi gruppi e sviluppare nuove idee. Perché non esiste in Italia la cultura della scienza, intesa come tendenza all'innovazione che qui, negli Stati Uniti, è privilegiata in ogni senso ed è il motore del cambiamento.

Ciò che è cambiato concretamente, rispetto ai miei tempi, è che la ricerca scientifica, spinta dalla conoscenza genomica che è stata al centro del miei studi e oggi rappresenta il futuro, richiede molti più investimenti in denaro e persone rispetto a 60 anni fa. Si allungano così le distanze fra Paesi che investono e quelli che non lo fanno. L'Italia rischia, molto più che negli anni Cinquanta, di rimanere esclusa definitivamente dal gruppo di Paesi che concorrono al progresso scientifico e civile.

Io sono uno scienziato e non ho la ricetta per salvare la ricerca italiana, ma proprio come "emigrato della ricerca " posso dire che i modelli ci sono, anche vicini ai nostri confini, senza guardare agli Stati Uniti, che sicuramente hanno una cultura e una storia molto diversa dalla nostra. Basterebbe iniziare a riflettere dal dato più semplice. Un Paese che investe lo 0,9% del proprio prodotto interno lordo in ricerca, contro la media del 2% degli altri, non può essere scientificamente competitivo né attirare a sé o trattenere i suoi ricercatori migliori.
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