giovedì, 30 aprile 2009

L'associazione "idealaurea" comunica a tutti gli interessati che a partire dal 4 Maggio fino al 30 Giugno tutti gli sudenti che hanno interesse a proseguire gli studi Universitari e dovranno sostenere dei test di accesso  possono contattare l'associazione per svolgere gratuitamente un test di accesso nel quale saranno formulate 120 domande ripartite in : Chimica, Biologia, Fisica e Matematica.

Tale prova è sicuramente utile per avere una preliminare idea del test di accesso e poter valutare in anticipo le eventuali lacune.

Per ulteriori informazioni contattare :

blog   www.idealaurea.splinder.com

           paolo.devito@yahoo.it

telefono  328/6117795

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mercoledì, 29 aprile 2009

Dall'Anno Accademico 2009-2010 per accedere a tutte le Facoltà dell'Università la Sapienza di Roma sarà obbligatorio sostenere un test d'ammissione. Il test d'ingresso mira a verificare le conoscenze di base dello studente e il mancato superamento non comporta l'impossibilità di iscriversi all'Università. Chi non supera il test d'ingresso inizia lo stesso il suo percorso universitario, ma è gravato da un certo numero di debiti formativi. I debiti formativi dovranno essere sanati nel corso del primo anno di iscrizione all'università La Sapienza. Il Test d'ingresso mira a selezionare gli iscritti all'università, ma non è selettivo. Ricapitolando, per iscriversi a La Sapienza deve obbligatoriamente essere sostenuto un Test d'ingresso, (chi non vi partecipa non si può iscrivere), chi supera il Test d'ingresso si iscrive e parte da zero crediti formativi, chi non lo supera parte da meno 10, 20 crediti formativi che dovrà recuperare nel corso del primo anno accademico.


Per le Facoltà nella quali il Test d'ingresso è selettivo (Medicina, Professioni Sanitarie, Odontoiatria, Architettur, Farmacia) restano in vigore le norme dello scorso anno ossia chi non supera il Test d'ingresso non si pùò iscrivere alla Facoltà prescelta.

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martedì, 28 aprile 2009

Dalla Regione 3 milioni per nuove sezioni scuole infanzia

27/04/09 - Nuove classi per l'infanzia grazie allo stanziamento approvato dalla Regione Lazio di 3 milioni di euro, per ovviare il problema delle lunghe liste d'attesa.
Il fondo è ripartito in tre annualità dal 2009 - 2010, al 2011 - 2012. "E' la prima volta che la Regione stanzia un finanziamento del genere per i bambini da tre a sei anni delle scuole dell'infanzia - ha detto l'assessore all'Istruzione, diritto allo studio e formazione, Silvia Costa.
Saranno fondi pari a 25.000 euro per nuova classe da 25 ore e 40.000 euro per nuova classe a tempo pieno". Secondo quanto si apprende da fonti dell'assessorato all'Istruzione della Regione Lazio, stando ai dati dell'anno scolastico 2008 - 2009, sono 3184 bambini in lista d'attesa nelle scuole del
Comune di Roma, 607 nelle statali, 479 nelle comunali della Provincia di Roma (esclusa Roma) e 1030 nelle statali della Provincia di Roma.
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martedì, 28 aprile 2009
La tesi è di un docente americano che considera i college "generici e chiusi"
E registra i migliori risultati di chi già studia su internet: "Fine annunciata"

"L'università ha 10 anni di vita"
Con il web basta lezioni in ateneo


 
Le università come le conosciamo oggi stanno per sparire, abbattute dalla tecnologia. La previsione non viene da qualche collettivo studentesco in polemica con i baronati, ma proprio da un professore, che vede allargarsi crepe sempre più evidenti nella struttura dell'università tradizionale.

Secondo David Wiley, docente di Tecnologie dell'Istruzione all Brigham Young University, nello Utah, gli studenti sono sempre più lontani dall'attuale modello educativo, che prevede di partecipare alle lezioni recandosi fisicamente in aula a un orario stabilito rimanendo seduti per un'ora ad ascoltare il professore. I college, dice Wiley, sono "pieni di vincoli, isolati, generici e chiusi". Mentre gli studenti vivono in un mondo nel quale l'informazione è disponibile su richiesta, ogni contenuto può essere condiviso su internet, tutto è interconnesso e mobile. Secondo Wiley, dunque, il sistema universitario odierno non sopravviverà per più di dieci anni.

Nella mente di Wiley e di altri che negli ultimi anni stanno immaginando l'università del futuro, la prossima generazione di matricole troverà l'audio di qualunque lezione gratis su internet, e potrà scaricarlo e ascoltarlo ovunque. Le dispense dei corsi saranno condivise tra le università, i laboratori saranno virtuali e i libri di testo saranno gratuiti.

Sembra un sogno da visionari, ma non lo è. Il successo di iniziative come l'OpenCourseWare del Massachusetts Institute of Technology (50 milioni di persone hanno scaricato i materiali didattici messi a disposizione gratuitamente online dal 2002) dimostra che la richiesta risorse educative di qualità liberamente accessibili è altissima. E non è affatto detto che i risultati di una lezione faccia a faccia, in termini di apprendimento, siano migliori di quelli ottenuti ascoltando un professore che parla in cuffia.

Un recente studio della State University of New York in Fredonia ha dimostrato che gli studenti universitari che scaricano i podcast delle lezioni e li ascoltano per conto proprio agli esami vanno meglio di quelli che partecipano alle lezioni. Secondo Dani McKinney, autore della ricerca, il vantaggio degli audio on-demand risiede principalmente nel fatto che la registrazione può essere fermata e replicata in ogni momento così da comprendere le parti più difficili che possono sfuggire a un primo ascolto.

Un altro raggio di luce su quello che potrebbero diventare le università nei prossimi anni l'ha gettato l'Imperial College di Londra, dove gli studenti di medicina fanno pratica in un ambiente virtuale tipo Second Life, dove imparano a visitare pazienti, prescrivere visite specialistiche, consultare i colleghi e fare diagnosi.

Sono tutte tecnologie che non sostituiranno l'università, ma la cambieranno profondamente. Per sostenere un esame o laurearsi, spiega Wiley, bisognerà sempre rivolgersi a un'istituzione che sia legittimata a emettere titoli di studio. Ma la conoscenza diventerà sempre più diffusa, finendo gratuitamente nelle mani di chiunque abbia la volontà di apprendere.
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martedì, 28 aprile 2009
SCUOLA & GIOVANI

E' tra i parametri dell'Agenzia delle Entrate per la prevenzione dell'evasione
E gli elenchi possono essere controllati nelle scuole. Che insorgono

Figli alle private? Indice di ricchezza
E il fisco le mette tra i beni di lusso

 
La Guardia di Finanza nelle scuole private per richiedere gli elenchi degli alunni? Nelle prossime settimane sarà possibile. Mandare un figlio alla scuola privata diventa un indice di ricchezza come possedere una barca di lusso, una fuoriserie o fare il giro intorno al mondo. Per questa ragione il ministero dell'Economia ha deciso di tenere sotto controllo chi si avvale dei servigi delle scuole non statali. Ma, com'era facile immaginare, i gestori delle private non ci stanno: temono un effetto boomerang sulle iscrizioni.

La circolare dell'Agenzia delle entrate - "Prevenzione e contrasto all'evasione" fiscale - inserisce tra i servizi di lusso anche le scuole private. La logica è la seguente: se una famiglia può permettersi di pagare la retta di una scuola privata per uno o più figli deve avere una capacità di spesa non indifferente che va ovviamente riscontrata nella dichiarazione dei redditi. Che non può essere da fame.

Sulle conseguenze la circolare è chiara: "Va sviluppato un attento esame di elementi di spesa e di investimento indicativi di capacità contributiva (...) Si raccomanda, altresì, di tenere in debita considerazione la profonda trasformazione sociale e i nuovi stili di vita che hanno ampliato lo scenario dei beni e dei servizi indicativi - prosegue il documento - di elevata agiatezza". In buona sostanza, pagare alcune migliaia di euro l'anno per una scuola privata viene considerato un "lusso". Come avvalersi di "porti turistici, circoli esclusivi, wellness center e tour operator.

Contro la circolare i primi a scendere in campo sono state le scuole cattoliche. Poi il comunicato di fuoco dei rappresentanti di 9 associazioni (Agesc, Fidae, Agidae, Cnos-Fap, Ciofs-scuola, Fism, Foe-Cdo, Aninsei, Msc), di cui due laiche, di studenti, insegnanti e gestori. Condividono "una opportuna lotta all'evasione fiscale" ma non ci stanno a vedere equiparati i "servizi per il tempo libero e le scuole private". E ci tengono a precisare che le scuole paritarie fanno parte del sistema pubblico di istruzione e che "quelli che sono dei diritti garantiti dalla Costituzione - libertà di educazione e di scelta scolastica delle famiglie - (in questo modo) verrebbero considerati come le spese per beni superflui".
La paura è che, per evitare i controlli del fisco, gli utenti possano essere indotti ad evitare le scuole private: "Il messaggio - si legge nel comunicato - può essere interpretato in senso minaccioso: se scegli una scuola diversa dalla statale, hai dei redditi nascosti e perciò devi essere controllato".
(26 aprile 2009)
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martedì, 28 aprile 2009
Benedetto XVI: "E' parte integrante della scuola italiana
e l'insegnante è una figura importante per i ragazzi"

Il Papa difende l'ora di religione
"Contribuisce ad una sana laicità"


 CITTA' DEL VATICANO - L'ora di religione è parte integrante della scuola italiana ed è esempio di "laicità positiva". Lo ha ribadito oggi il Papa. "L'insegnamento della religione cattolica è parte integrante della storia della scuola in Italia, e l'insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti", ha detto Benedetto XVI, come dimostra anche il fatto che "con lui tanti ragazzi si tengano in contatto anche dopo i corsi".

Il Papa ha voluto riaffermarlo oggi nel modo più solenne, concludendo in Vaticano il Meeting degli insegnati di religione promosso dalla Cei, che era stato aperto giovedì scorso dal cardinal Angelo Bagnasco e dal ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini.

Applaudito dagli ottomila professori radunati nell'Aula Nervi, il Papa ha sottolineato che "l'altissimo numero di coloro che scelgono di avvalersi di questa disciplina è il segno del valore insostituibile che essa riveste nel percorso formativo e un indice degli elevati livelli di qualità che ha raggiunto".

Lungi dal costituire "un'interferenza o una limitazione della libertà", la presenza nella scuola pubblica italiana degli insegnanti di religione selezionati dalla Chiesa cattolica "è, anzi, un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un paese ha sempre bisogno", ha aggiunto il Papa.
(25 aprile 2009)
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venerdì, 24 aprile 2009
Il numero di chi termina gli studi cala per la prima volta dopo anni
Le facoltà più colpite medicina, giurisprudenza, veterinaria, scienze della formazione

Atenei, il 2008 "annus horribilis"
meno lauree e record di fuori corso


 
Record di ripetenti e fuori corso all'università. Il 2008 è stato "l'annus horribilis" per gli studenti degli atenei italiani: calo dei laureati e aumento della dispersione. Il dato è stato reso noto dallo stesso ministero dell'Università attraverso l'annuale rilevazione degli iscritti e dei laureati. Il numero di studenti in ritardo con gli studi ha raggiunto la percentuale più alta degli ultimi trent'anni e coloro che tagliano il traguardo subisce un brusco passo indietro. Dopo anni in cui il numero dei laureati è cresciuto a ritmi serrati comincia la fase discendente. Ma l'esigenza dell'Europa e dell'economia è di avere un numero sempre maggiore di giovani in possesso di un titolo superiore.

Tanto per dare un'idea delle sempre maggiori difficoltà che incontrano i ragazzi italiani a tenere il passo con appelli ed esami basta dare un'occhiata ai numeri diffusi qualche giorno fa dal ministero. Su oltre 1 milione e 776 mila studenti iscritti nell'anno accademico in corso quelli in regola con il precorso di studio scelto sono appena 945 mila. La restante parte è fuori corso o ripetente. Si tratta di 831 mila ragazzi e ragazze che con tutta probabilità hanno incontrato difficoltà o dopo essersi iscritti hanno deciso di abbandonare l'università. Con aggravio sulle casse dello Stato per circa 5 miliardi di euro l'anno. Il costo sostenuto dalla collettività per uno studente universitario si aggira infatti attorno agli 8 mila euro l'anno.

Nel 2008/2009 ripetenti e fuori corso sono 47 su 100. Nel 1980/1981 erano il 27 per cento e 10 anni dopo il 31 per cento. Quando nel 2000 venne istituito il 3 più 2 il tasso di studi irregolari viaggiava sul 44 per cento per scendere nel 2006/2007 al 42 per cento. Evidentemente un certo beneficio le lauree triennali lo hanno portato ma la luna di miele sembra già conclusa. La lista delle facoltà con oltre la metà di studenti in difficoltà è lunghissima e piena di sorprese. Perché tra i corsi di studio "difficili" ne compaiono alcuni con pochissimi studenti: Scienze ambientali, Studi arabo-islamici del mediterraneo e Musicologia che annoverano, per ogni facoltà, meno di 500 appassionati in tutta Italia. Tra le facoltà più ostiche c'è Ingegneria ma anche Psicologia, Lettere e Filosofia e Scienze politiche. Gli studenti di Medicina e quelli di Farmacia sono tra i più virtuosi: 26 e 31 per cento di "irregolari" a testa.

Ma le cattive notizie dal mondo universitario arrivano anche sul fronte dei laureati. Nell'anno solare 2008 sono riusciti a fregiarsi del prestigioso titolo in 293 mila, quasi 6 mila in meno rispetto al 2007. E' la prima volta da quattro anni a questa parte che si registra un calo così vistoso: meno 2 per cento. Dal 2005 al 2007 si è sempre superata la soglia delle 299 mila unità. Dal 2000 ad oggi si è registrata una vera e propria impennata di giovani e meno giovani laureati: da 160 mila a 293 mila appunto. Ma il calo registrato nell'ultimo anno lascia intravedere una inversione di tendenza. Un calo vistoso di laureati tocca i camici bianchi di Medicina e dei colleghi di Veterinaria: meno 6 per cento e 7 per cento. Ma anche Giurisprudenza (meno 5 per cento) e Scienze della formazione, con 4 laureati su 100 in meno di 12 mesi fa.
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mercoledì, 22 aprile 2009

Istruzione, Costa: "Al via 'Patto formativo' per servizi sociali"

21/04/09 - Tutela dei minori e delle nascite, promozione dell'affido familiare, interventi per contrastare il bullismo, l'abuso o il maltrattamento nell'infanzia e nell'adolescenza ma anche formazione di operatori socio sanitari: sono alcune delle iniziative messe in atto dalla Regione, in collaborazione con le province del Lazio, nell'ambito del “Patto formativo sulla formazione a sostegno dei processi di integrazione nei servizi sociali”.

Il Patto, finanziato con 1 milione e 500mila euro del Fondo sociale europeo, ha consentito di intervenire nei 55 Distretti sociali della regione, previsti dalla legge 328. Tra le iniziative maggiori, sono stati realizzati in Provincia di Roma 12 interventi di formazione rivolti alla tutela di famiglie e minori, mentre nel Pontino 40 persone sono state formate all'assistenza disabili; nel Reatino sono stati raddoppiati a 60 gli allievi ai corsi per Operatore sociosanitario; a Frosinone sono stati realizzati due corsi su disagio giovanile e inclusione sociale; a Viterbo infine operatori Asl e comunali sono stati formati a intervenire su maternità difficili, abusi e bullismo.

“Dopo l’importante intervento di formazione integrata nell’ambito delle politiche sociali e familiari, attivato nella scorsa programmazione insieme all’Assessorato regionale alle Politiche sociali – ha detto l’assessore all’Istruzione Silvia Costa – stiamo ora lavorando ad un Patto formativo ‘di seconda generazione’ per fare in modo che i servizi offerti in ciascuna provincia si integrino fra loro, per poter dare una risposta a 360° alle varie esigenze provenienti dal territorio. In particolare vogliamo promuovere un Tavolo regionale permanente, del quale potrà fare parte anche il Comune di Roma, che potrebbe prevedere, tra le sue funzioni, anche quella di estendere e coordinare tutti gli interventi di formazione promossi dal Patto formativo a supporto del sistema di welfare regionale.”

“Abbiamo verificato – ha concluso l’assessore Costa - come la formazione e lo studio dei casi, rivolti agli operatori del pubblico e del no profit coinvolti nei servizi sociali, nelle istituzioni scolastiche e negli enti locali, costituisca la chiave di volta per realizzare una vera integrazione tra i servizi e quella prevenzione prevista dalla legge 328/2000”.
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mercoledì, 22 aprile 2009
Cancellati 73 milioni, "con cui le scuole pagano tutto. Ma non bastano per l'essenziale"
La protesta a Roma. E il ministro annuncia che i tagli scenderanno a 30mila

"La nostra scuola è in gabbia"
I presidi si incatenano al Ministero


 
ROMA - Trenta presidi incatenati davanti ai cancelli del ministero della Pubblica Istruzione. Sono tutti iscritti alla Cgil. Una mobilitazione diversa da quelle che hanno visto migliaia di studenti assediare il quadrilatero di viale Trastevere. Perché hanno deciso di dare vita ad un gesto così estremo? Il ministero ha cancellato i 73 milioni di euro destinati alle spese correnti degli istituti scolastici. Niente carta igienica, materiale per le pulizie, ma anche per le supplenze brevi e le magre indennità per i commissari che dovranno partecipare alle commissioni per la maturità. Zero euro anche per pagare alle Asl le visite fiscali dei prof malati.

I presidi sono arrivati a Roma da tutte le Regioni per chiedere al ministro Gelmini di non mettere in ginocchio le scuole pubbliche che, solo nel 2009, perderanno 427 milioni di euro per il funzionamento ordinario: oltre alla carta per le fotocopie i piani di offerta formativa, i corsi di recupero per i debiti scolastici degli studenti, il pagamento alle ditte delle pulizie e la formazione del personale. Un taglio a cui si aggiunge più di mezzo miliardo di euro di tagli accumulati negli anni scorsi.

"Siamo qui per dimostrare che le scuole italiane sono state ridotte in catene", spiega Armando Catalano, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici della Flc-Cgil. "Le scuole -continua Catalano- non hanno più i soldi per chiamare i supplenti o per pagare il gessetto, perché per la prima volta sono state costrette a fare i bilanci senza i fondi per il funzionamento ordinario". Catalano, incatenato ad altri suoi colleghi, lamenta anche l'onere in più per le scuole, derivante, a suo avviso dalle spese che gli istituti devono sostenere per l'obbligo, introdotto dal ministro Brunetta, di sottoporre a visita fiscale i dipendenti anche per un solo giorno di assenza. "Per la prima volta le dobbiamo pagare come scuola -spiega- eppure soldi specifici non ne sono stati trasferiti".

Ma dal ministero arrivano segnali di pace. Dopo un'ora di faccia a faccia tra il direttore generale per le risorse del Miur Domenica Testa, il coordinatore nazionale Presidi Flc-Cgil Armando Catalano, la segretaria della Flc-Cgil Gianna Fracassi, la responsabile del settore amministrativo e finanziario della Flc-Cgil Anna Maria Santoro e i due dirigenti scolastici Gianni Carlini da Frosinone e Federico Marucelli di Firenze. Il ministero, ha affermato Catalano ha rassicurato il sindacato su alcuni problemi della scuola come per le supplenze: "Si possono nominare i supplenti - ha riferito Catalano - anche se non ci sono i soldi perché il conferimento della supplenze vuol dire garantire il diritto allo studio e non può essere opzionale".

Sull'argomento il Miur si è impegnato a diffondere una nota di chiarimento ai presidi scolastici. Il ministero ha dato rassicurazioni anche per il tavolo interistituzionale per le visite fiscali e per il funzionamento amministrativo. Su quest'ultimo punto il ministero si è impegnato di stilare un piano entro 10 giorni. "Abbiamo trovato una grande sensibilità nel direttore generale Testa - ha aggiunto Catalano - non sappiamo se la stessa sensibilità la troveremo in un livello più alto".

Nel pomeriggio è intervenuto il segretario nazionale della Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil: "Nell'incontro di stamattina tra la Flc-Cgil e il ministero dell'Istruzione si è ottenuto un "primo parzialissimo risultato sulle supplenze e le visite fiscali, ma rimangono aperti tutti i nodi. Ci hanno assicurato che i 126 milioni relativi alle supplenze del 2007 saranno trasferiti e che il Miur chiarirà in una nota che le supplenze e le visite fiscali sono spese da sostenere in quanto obbligatorie, anche se c'è il problema della copertura". Pantaleo ha quindi aggiunto che, nonostante tutte le rassicurazioni date, 427 milioni di euro sono stati tagliati: "Il ministro ci dica cosa vuole fare, perché così la scuola pubblica è nel caos più completo, non ci sono certezze e non si riescono a fare bilanci. Bisogna andare a un radicale cambiamento".

Durante la conferenza, a cui hanno partecipato esponenti del Pd, Idv, Pdci, Prc e Sinistra e Libertà, Pantaleo ha definito "insensato e inaccettabile che mentre la scuola pubblica non ha soldi neanche per comprare la carta igienica, il governo ha ripristinato 122 milioni di euro per la scuola privata".

Segnali di tregua anche dal ministro Mariastella Gelmini: "Era stata prevista una manovra di riduzione dell'organico di circa 45 mila docenti, ma le cifre saranno ridimensionate perché ci sono molte richieste di pensionamento quindi la riduzione dovrebbe scendere a poco più di 30 mila . Lo stesso dicasi per il personale non docente: era previsto un taglio di 12 mila persone in organico, ora i tagli effettivi saranno 6 mila. Con i due miliardi risparmiati investiremo nella qualità del sistema scuola".

Doccia fredda, invece, sul tempo pieno: "Per l'anno scolastico 2009-2010 le richieste di tempo pieno sono aumentate del 3,5 per cento, pari a quello registrato negli ultimi 7 anni - afferma il ministro Gelmini, nel corso dell'audizione al Senato - le richieste delle famiglie sono state viziate da informazioni strumentali, distorte ed ideologiche, stupisce la richiesta del tempo pieno da parte di molte scuole che non ne hanno i requisisti". Nessun problema per chi, invece, ha richiesto le 30 ore a settimanali nella scuola primaria: "L'aumento del 20-30 per cento dell'organico (grazie al maestro unico ndr) - conclude il ministro - consentirà di accogliere le richieste delle famiglie".

Il ministero rende comunque noto che l'anno prossimo le classi a tempo pieno in prima elementare saranno quasi 2.500 in più, con un aumento del 20%. Si passerà quindi dalle attuali 7.000 a più di 9.000 classi prime che l'anno prossimo potranno usufruire del modello di 40 ore settimanali. L'aumento è possibile, secondo viale Trastevere, perché "circa 250 scuole sono state accorpate grazie anche all'impegno delle Regioni", per "la parziale soppressione delle compresenze effettuata comunque assicurando la mensa scolastica". Saranno quindi riconfermate le "34 mila classi che lo scorso anno hanno usufruito del modello orario di 40 ore, e a queste si aggiungeranno 2.500 classi prime in più".
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martedì, 21 aprile 2009

Scuola, Costa: "Per istituti tecnici e professionali una riforma orientata al lavoro"

20/04/09 - “La nostra Regione ha invece dato vita in questi anni a forti investimenti nel diritto allo studio, nell’implementazione di laboratori per gli istituti tecnici e professionali (20 milioni di euro), nell’attivazione dei percorsi triennali integrati tra istruzione e formazione professionale (più di 8.000 iscritti), nei 13 poli di istruzione e formazione tecnica superiore. Non vorremmo che la riforma nascesse come semplice articolato normativo senza adeguate azioni di sistema e il coinvolgimento attivo dei docenti e delle famiglie”. E’ quanto ha dichiarato oggi l’assessore regionale all’Istruzione, Diritto allo Studio e Formazione e Coordinatrice della IX Commissione Istruzione della Conferenza delle Regioni, Silvia Costa, in apertura del convegno svoltosi presso la sede della Regione Lazio, organizzato in collaborazione con l’Asal (Associazione delle Scuole Autonome del Lazio).

“Con questo nostro seminario - ha ricordato - abbiamo voluto aprire un costruttivo e indispensabile confronto con le istituzioni scolastiche, il ministero della Pubblica Istruzione, le province, i sindacati e le organizzazioni professionali per condividere una riforma partecipata dell’istruzione superiore a cominciare dall’istruzione tecnica e professionale. Con il gruppo di lavoro istituito presso l’assessorato e formato da dirigenti scolastici, da docenti rappresentativi delle diverse province del Lazio e dall’Asal - ha precisato l’assessore – definiremo le indicazioni per una mappatura dei fabbisogni formativi e dell’offerta regionale d’istruzione e formazione, per pervenire ad una programmazione che tenga insieme i nuovi ambiti delineati nella riforma con l’offerta di formazione professionale e alla luce delle nuove regole del dimensionamento scolastico che dovremo definire con un’intesa in conferenza unificata entro metà giugno”.
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