venerdì, 29 maggio 2009
Perso il titolo, i 10 mila dirigenti scolastici italiani devono anche svolgere nuovi compiti
Costretti a diventare manager, anzi, economi per gestire l'emergenza in tempi di tagli

C'era una volta il preside
La dura vita di chi dirige una scuola

Il ministro consiglia a "chi non è capace" di cambiare mestiere. Ma loro non ci stanno
"Ci mancano i soldi pure per la carta igenica. Ci sentiamo soli assediati e accusati."


La loro trincea è fatta di aule cadenti, di fotocopiatrici scassate, di bagni senza sapone, di bimbi che nello zainetto oltre al panino si portano la carta igienica, di caldaie a secco, di computer rotti, di laboratori in pezzi, di allievi abbandonati a se stessi perché la cassa è vuota e la supplente non c'è. Sono cronache da una bancarotta quelle che i dirigenti scolastici italiani raccontano, da scuole che sembrano fortini assediati dall'emergenza, mentre il ministero eroga "zero euro" per il funzionamento ordinario degli istituti, e le famiglie si tassano per affrontare, almeno, la quotidianità.


Dopo le 41 mila lettere inviate da 300 presidi del Lazio ai genitori dei loro alunni "per denunciare la grave situazione finanziaria della scuola", e la durissima risposta del ministro dell'Istruzione Gelmini ("chi non sa dirigere cambi mestiere"), i capi d'istituto si organizzano, replicano, provano a difendere l'orgoglio di un ruolo un tempo illustre, rispettato, riconosciuto. È un'Onda, una nuova Onda, seppure più pacata di quella degli studenti, ma arriva da tutta Italia, con l'indignazione di chi teme di non poter più garantire la sicurezza ai ragazzi che gli sono affidati.
Storie di presidi. Vite di funzionari dello Stato. Che dopo la riforma del 2001 si chiamano "dirigenti scolastici" e della scuola sono diventati anche manager. "Ci sentiamo soli, assediati, accusati di non saper fare il nostro lavoro semplicemente perché chiediamo i mezzi per farlo", dice con chiarezza Rita Coscarella, preside della scuola media "Virgilio" di Palermo, 960 allievi. "Da anni siamo costretti a chiedere contributi alle famiglie per la gestione ordinaria, ma la cosa più grave è che non abbiamo più i soldi per chiamare e pagare i supplenti. Così i ragazzi, se un docente manca, devono fare gli "ambulanti" di classe in classe, con grave rischio per la sicurezza. E l'anno prossimo sarà ancora peggio: se non arriveranno i fondi richiesti saremo costretti a far uscire i ragazzi prima dalla scuola. Ma questo vuol dire derubarli del loro diritto allo studio. Vi sembra giusto?".

Parole amare, sofferte. Dopo la "base" è la dirigenza della scuola italiana a sentirsi incompresa, accusata ingiustamente. I dirigenti scolastici in Italia sono circa 10 mila e guadagnano in media 2.700 euro al mese. Si diventa presidi per concorso, di solito dopo lunghi anni di insegnamento. Un ruolo delicato e faticoso. "Noi siamo responsabili di tutto - spiega Armando Catalano, dirigente da 20 anni, e rappresentante di 2.200 presidi della Cgil - dobbiamo rispondere di ogni atto e di ogni decisione. Questo vuol dire entrare a scuola la mattina e uscirne la sera, quando si hanno anche novecento o mille allievi è impossibile fare diversamente. Non c'è tensione, difficoltà, criticità che non approdi nella stanza del preside. È giusto così, il rapporto con gli studenti e le famiglie è la vita della scuola. Ma la nostra autonomia è stata ridotta a fare lo slalom tra casse vuote e problemi immensi, non abbiamo i soldi per le pulizie, per i tecnici della sicurezza, e poi il ministero ci scarica addosso incombenze amministrative, come la ricostruzione delle carriere, impedendoci di lavorare sulla didattica". "Più che presidi - incalza Armando Catalano - ormai siamo dei tecnici dell'emergenza, facciamo economia domestica e la verità è che laddove le famiglie possono tassarsi la scuola sopravvive, ma nei quartieri a rischio, più poveri, è destinata alla bancarotta".
Una forbice che sarà sempre più larga. Di qua i figli delle classi benestanti, di là i bambini del ceto medio impoverito, gli immigrati. L'edilizia scolastica italiana è tra le peggiori d'Europa, e così la preparazione dei ragazzi, scivolati al trentatreesimo posto della Ue, quando fino a pochi anni fa eravamo tra i primi dieci. Livia Cangemi è la preside di un grande istituto comprensivo nel centro di Roma, nel cuore di Trastevere, la "Regina Margherita", 700 allievi tra infanzia, elementari e medie. Un istituto all'avanguardia, ricco di iniziative e di progetti, e dove ci si mette in fila per iscrivere i propri figli. E dove ogni classe, grazie alle famiglie, ha carta igienica, sapone, asciugamani. "Eppure - dice con amarezza Livia Cangemi, una tra le firmatarie della lettera dei presidi del Lazio inviata alle famiglie - potrei dire che non c'è rimasta che la passione a far funzionare le cose. La nostra di insegnanti e quella dei genitori, che qui, alla "Regina Margherita" sono presenti, sia economicamente che come supporto all'attività didattica. E finora ce l'abbiamo fatta. Laboratori, campi scuola, uscite, l'anno prossimo avremo tra i primi le lavagne interattive. Ma è tutto sulla buona volontà. Pur di fare la gita l'insegnante rinuncia a quello che dovrebbe percepire in più, il materiale lo pagano i genitori".

Perché anche qui non ci sono più i soldi per pagare le supplenze, "e se un docente si ammala il bilancio della scuola va in rosso e la classe resta scoperta. "Forse il ministro Gelmini dovrebbe conoscere meglio quanta dedizione c'è nel nostro lavoro. Ognuno di noi sente di far parte dello Stato. Come si può rispondere ad un grido di dolore dicendo che non sappiamo fare il nostro mestiere? Faccio la dirigente scolastica soltanto da due anni, e ci credo davvero, nonostante la burocrazia, i tagli, le difficoltà. Passo la mia giornata qui dentro, ma se ci si impegna i risultati si vedono. Perché vanificare esperienze così ricche?". Storie di funzionari che lavorano. Nel silenzio e senza clamori. In uffici dove sulla porta c'è ancora scritto "Presidenza" visto che nessuno ha cambiato né targa né vernice. Tra i bimbi disabili senza più insegnanti di sostegno, i ragazzi immigrati in cerca di integrazione, e gli insegnanti sottopagati. Una frontiera dove spesso manca la luce, a volte l'acqua, e si fa lezione con il cappotto. "Noi resistiamo però - dicono i presidi-manager - fino ai prossimi tagli...".
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mercoledì, 27 maggio 2009
La riforma dell'università arriverà ma solo dopo le elezioni. Lo conferma il ministro Gelmini durante il convegno organizzato dal Popolo della Libertà a Milano. La scelta di far approdare la riforma dell'università al Consiglio dei Ministri solo dopo le elezioni, viene dalla necessità di non far coincidere una riforma cosi importante con la frenesia delle campagne elettorali. Dunque la riforma dell'università ci sarà, è semplicemente rinviata di qualche giorno.
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martedì, 26 maggio 2009

Maturità, ecco tutte le novità
dai crediti all'ammissione con il 6

Maturità ricca di novità per mezzo milione di studenti. Tra nuovi punteggi e ammissione, che ritorna ad essere più di una semplice formalità, ecco tutte le novità che si ritroveranno di fronte ragazzi e ragazze all'esame per il conseguimento del diploma della scuola superiore.

Ammissione agli esami. La novità senz'altro più significativa per genitori e studenti è l'ammissione che torna ed essere un ostacolo tutt'altro che semplice da superare. Ma solo per gli alunni interni. Saranno ammessi agli esami infatti soltanto gli studenti che riporteranno la media del sei, condotta compresa come ha specificato pochi giorni fa una circolare ministeriale.

Credito scolastico. Da quest'anno, il credito scolastico - la dote in punti raccolti nell'ultimo triennio che gli alunni portano agli esami - sale da 20 a 25 punti. La novità è stata introdotta dall'ex ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, per dare maggiore peso al curriculum scolastico.

Colloquio. L'esito del colloquio, conseguentemente, avrà un peso minore nell'economia dell'esame. Il massimo punteggio che, quest'anno, le commissioni potranno attribuire ai candidati sarà di 30 punti, anziché 35. Con la sufficienza che da 22 punti scende a 20.

Debiti. Dal prossimo mese di giugno, nessun maturando potrà essere ammesso agli esami se non avrà superato i debiti formativi contratti negli anni precedenti. Per la verità già l'anno scorso, con il ripristino degli esami di riparazione, gli studenti avevano l'obbligo di saldare i debiti prima dell'avvio dell'anno scolastico. Ma in qualche caso si arrivava agli esami senza avere recuperato le lacune degli anni precedenti in qualche disciplina. Da quest'anno chi vorrà arrivare al cospetto della commissione dovrà farlo con le carte immacolate.

Voti. Ritornano ad essere pubblicati i voti finali. Tra le novità introdotte dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, c'è il ritorno dei voti nei tabelloni finali. L'anno scorso, per sapere il voto che la commissione aveva attribuito ad ogni studente occorreva fare un pellegrinaggio in segreteria. Nei tabelloni, per ragioni di privacy, veniva pubblicata soltanto la dicitura "Esito positivo" o "Esito negativo". Fra due mesi ritorneranno i voti.

Giorno degli scritti. Tra i cambiamenti introdotti dal nuovo esecutivo figura anche il giorno degli esami. Per oltre un decennio, la prima prova scritta (quella di Italiano) si è svolta di mercoledì. La tornata 2008/2009 parte invece di giovedì. Con prosecuzione, per la seconda prova scritta, il giorno dopo. Gli studenti avranno così soltanto due giorni di pausa prima di cimentarsi nella terza prova scritta, in previsione per lunedì 29 giugno. Appuntamento che dovrà slittare per tutti gli indirizzi scolastici, come i licei artistici e gli istituti d'arte, dove la seconda prova si articola in tre o più giorni.

Cosa non varia. Per fare un po' di ordine, con le novità introdotte quest'anno, facciamo una rapida carrellata di tutto ciò che viene mantenuto. Il punteggio finale continua ad essere espresso in centesimi e 100 sarà il voto più alto che i prof potranno assegnare. Per superare l'esame occorrerà accaparrarsi almeno 60 dei 100 punti a disposizione e per i più bravi ci sarà sempre la "lode". Ad ogni prova scritta, tre in tutto, la commissione potrà attribuire al massimo 15 punti, con la sufficienza fissata a 10 punti. Resta l'obbligo per le commissioni di pubblicare gli esiti degli scritti il giorno prima degli orali e il bonus di 5 punti per coloro che abbiano raccolto almeno 15 punti di credito e nelle prove d'esame siano riusciti ad accaparrarsi almeno 70 punti. Il diploma non sarà più stampato dalla Zecca dello stato. Saranno le singole istituzioni scolastiche che stamperanno, su un modello predisposto dal ministero, la certificazione in carta semplice che attesta il superamento della prova. Restano invariate le regole per i cosiddetti ottisti che accedono direttamente agli esami dal penultimo anno. Potranno fare il salto coloro che otterranno la promozione al penultimo anno con almeno otto decimi in tutte le discipline e che abbiano conseguito nei due anni precedenti la promozione con almeno sette decimi in ogni disciplina e nessun debito nei due anni ancora precedenti. Resta anche la cosiddetta "corsia preferenziale" per i privatisti che, per un buco della normativa vigente, non sono soggetti ad ammissione agli esami ma che devono risiedere nel comune dove è ubicata la scuola sede d'esame. E a rimanere invariato per il terzo anno consecutivo, con ogni probabilità, sarà anche il compenso per commissari presidenti d'esame

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lunedì, 25 maggio 2009

Da Regione 7 milioni per borse di studio e libri a studenti indigenti

22/05/09 - Agli studenti meritevoli delle scuole superiori del Lazio sette milioni di euro per borse di
studio e in comodato d'uso a quelli indigenti. Questo lo stanziamento approvato dalla giunta regionale del Lazio, guidata dal Piero Marrazzo, su proposta dell'assessore all'Istruzione Silvia Costa.
Ai tagli del governo la Regione Lazio risponde con risorse aggiuntive per l'istruzione' per garantire il diritto allo studio a tutti gli studenti.
"In questa maniera sosteniamo concretamente le famiglie - ha detto l'assessore all'Istruzione Silvia Costa - e facciamo in modo che il diritto all'istruzione sia garantito pienamente, nonostante la situazione economica sia precaria".
I 7 milioni di euro sono in tal modo ripartiti: 2,2 milioni per assegni studio di durata annuale da destinare agli studenti che si scrivono al primo anno delle superiori e che hanno
conseguito al diploma della scuola media la votazione di 7-10; 1,5 milioni per gli studenti meritevoli che si iscrivono al terzo anno; e 3 milioni che verranno assegnati ai comuni per il comodato d'uso dei libri.

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lunedì, 25 maggio 2009

Test di ingresso a tutte le facoltà in questo anno accademico. Il test di ingresso all'università non è più esclusivamente previsto per le facoltà a numero chiuso, ma anche per tutte le altre. Da quest'anno e in molti atenei già dagli scorsi anni, il test di ingresso all'università si farà in tutte le facoltà. Restano invariate le regole per le facoltà a numero chiuso, dove il non superamento del test di ingresso non da la possibilità di iscriversi alla facoltà scelta. Per le altre facoltà invece, il test di ingresso fungerà da test valutativo e il non superamento determinerà un debito formativo per la matricola da saldarsi entro l'anno accademico di corso.

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lunedì, 25 maggio 2009
Gli atenei riducono l'offerta didattica in attesa del
ddl Gelmini: una panoramica da regione a regione

Università, via ai tagli ai corsi
"Ridurre del 20% entro il 2010"


 
ROMA - Prosegue la cura dimagrante degli atenei, che pian piano, in ordine sparso, stanno riducendo l'offerta didattica in attesa della riforma che il ministro Gelmini intende presentare dopo il 6 giugno "per toglierla dalle dinamiche della campagna elettorale". Obiettivo: ridurre del 20% entro il 2010 i corsi di laurea.

L'azione di riduzione già avviata dal centrosinistra è stata portata avanti dal ministro Gelmini nella convinzione che negli ultimi anni c'è stata una proliferazione dei corsi di laurea non sempre motivata da reali esigenze del mercato del lavoro. All'inizio dell'anno accademico 2007-2008 i corsi di primo livello (laurea triennale) e di secondo livello (laurea specialistica) erano a quota 5.879. Non penalizzeremo le materie - ha assicurato più volte il ministro - ma guarderemo il numero degli iscritti cercando di eliminare la frammentazione. E in questo solco si sono già mossi molti atenei.

Ecco una panoramica regione per regione.
- TRENTO: due i corsi tagliati, Scienze storiche a Lettere e Fisica e tecnologie biomediche a Scienze. E' stato disattivato anche il corso biennale di specializzazione a Giurisprudenza, sostituito da un corso unico quinquennale.
- LOMBARDIA: nessuno stravolgimento nei principali atenei salvo che alla Cattolica: i corsi soppressi sono 11, da Viticoltura ed enologia a Teorie e tecniche della comunicazione multimediale. A Pavia l'euroateneo ha ridotto i corsi di circa il 10%.
- PIEMONTE: se l'università di Torino ha deciso di far scendere dagli attuali 191 a 177 i corsi (a subire i tagli maggiori sono Scienze che passa da 37 a 27 corsi e Agraria, da 13 a 8), resta sostanzialmente invariata l'offerta del Politecnico.
- LIGURIA: la razionalizzazione si è fatta sentire con corsi già tagliati del 10%, docenti con più anzianità pensionati, le 11 facoltà regionali in via di accorpamento in 5 scuole, i dipartimenti dimezzati e i poli decentrati riorganizzati.
- FRIULI: ha risposto all'appello spazzando via 14 corsi a Trieste e programmandone tra il 10 e il 13% in meno a Udine.
- TOSCANA: previsti interventi consistenti: 34 corsi in meno a Siena, 24 a Pisa e 13 a Firenze (dove si prevede una riduzione del numero dei corsi del 30% nel 2009-2010).
- ROMA: alla Sapienza sono 46 i corsi eliminati per il prossimo anno accademico e rappresentano il 12,3% rispetto ai 373 esistenti. A Tor Vergata, a lettere, saranno invece accorpati circa otto corsi e uno o due saranno quelli tagliati a Roma Tre.
- PUGLIA: il ventaglio dell'offerta si è ristretto. A Bari i corsi sono passati da 159 del 2006-2007 a 131 del 2009-2010, a Lecce ne sono stati accorpati una decina mentre a Foggia ne sono stati soppressi due.
- PALERMO: le indicazioni di viale Trastevere si sono tradotte in un taglio ai corsi di laurea del 21,20% prevedendo un tetto minimo di iscritti per avviare le lezioni. Complessivamente i corsi di laurea erano 184 nel 2007-2008 e oggi si riducono a 145. Rimanendo in Sicilia, l'ateneo di Messina ha deciso di sacrificare la facoltà di scienze statistiche: la facoltà aveva in tutto solo 33 iscritti per tutti i corsi di laurea.

In parecchie università più che tagliati, i corsi sono stati compattati. Così è accaduto alla Politecnica delle Marche con il risultato di una decina di corsi in meno nelle cinque facoltà. A Camerino sono stati invece soppressi 12 corsi e uno a Macerata. L'università di Bologna eliminerà due corsi nel prossimo anno accademico: il primo è quello per operatore giuridico informatico che aveva solo 36 immatricolati, il secondo quello in archivistica (13 iscritti). Nell'ateneo Federico II di Napoli è stato soppresso un corso nella facoltà di scienze politiche e quattro sono in via di trasformazione mentre l'università del Sannio rinuncia a scienze ambientali.

Ma non tutte le università hanno messo mano alla propria didattica: nelle università calabresi tutto resta più o meno come è (alla Mediterranea di Reggio si conteranno 25 corsi invece di 27 con una razionalizzazione che ha riguardato due specialistiche della sede decentrata in Lamezia Terme). Bocce ferme anche negli atenei veneti (soltanto a Padova scompare la laurea magistrale in musicologia), a Bolzano (che già risponde ai requisiti minimi richiesti dal ministero) e nell'università della Valle d'Aosta dove sono previsti minimi cambiamenti soltanto per l'accesso. Tutto fermo per ora anche in Sardegna.
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venerdì, 22 maggio 2009
E' iniziata l'avventura per quasi mezzo milione di ragazzi
Il 16% in più si presenta direttamente negli istituti non statali

Maturità, nelle scuole private
è boom di studenti "esterni"


 
Boom di privatisti nelle scuole non statali ai prossimi esami di maturità. E', con ogni probabilità, l'effetto del "buco" rimasto nel 2007 nella norma che ripristinò l'ammissione agli esami di Stato. Ma che consente da due anni ai cosiddetti candidati esterni di accedere alla maturità direttamente, senza cioè ammissione. La corsia preferenziale sfuggì al governo Prodi, che accortosi dell'errore non fece a tempo a porvi rimedio, ma oggi assume un valore ancora più significativo alla luce della stretta, dapprima annunciata e successivamente rinviata al prossimo anno dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, sull'accesso agli esami.

Sta di fatto che quest'anno sono stati in parecchi ad approfittare della crepa legislativa aperta da parlamentari distratti, sperando di farcela anche col minimo punteggio. I dati parlano chiaro. L'incremento, rispetto al 2008, dei privatisti che hanno scelto di sostenere gli esami presso una scuola non statale è pari al 16 per cento. Un dato in netta controtendenza soprattutto se paragonato a tutti gli altri (interni ed esterni nelle scuole statali e paritarie) che si mantengono in linea con i valori dell'anno scorso o suibiscono leggere variazioni. Come quella che riguarda il numero di privatisti delle scuole statali, che calano del 2 per cento.

In totale, il prossimo mese di giugno, quasi mezzo milione di ragazzi delle scuole superiori affronteranno l'ultima avventura scolastica. Quasi 472 mila studenti (i cosiddetti interni) hanno seguito un regolare corso di lezioni, almeno all'ultimo anno, e per ottenere il lasciapassare per gli esami dovranno avere la media del sei (condotta compresa) e dimostrare di avere recuperato tutti i debiti degli anni scorsi. Oltre 25 mila studenti (gli esterni) tenteranno l'avventura con una preparazione fai da te. Ma la cosa sorprendente è che, anziché affidarsi alle cure di un istituto statale - peraltro quasi gratuito - , oltre 5 mila si sono rivolti ad un istituto paritario dove, per sostenere l'esame, si paga. Evidentemente qualche vantaggio ci sarà.

Fu due anni a mezzo fa che il governo Prodi decise di modificare le norme sugli esami di maturità, ripristinando l'ammissione agli esami abolita nel 1997 da Luigi Berlinguer. Il provvedimento modificava la norma sull'ammissione dei candidati interni "tralasciando" la parte sui candidati esterni. Accortosi dell'errore cercò di correre ai ripari, ma non fece in tempo perché subentro la crisi di governo e lo scioglimento anticipato delle Camere. Anche il governo Berlusconi ha manifestato l'intenzione di porre rimedio alla difformità di trattamento tra interni ed esterni ma la norma che dovrebbe porre fine a questa ingiustizia non è stata posta nella legge sulla valutazione, approvata il 30 ottobre scorso, ma solo nel regolamento attuativo, ancora da approvare.

Per tutti, gli esami inizieranno giovedì 25 giugno con la prova scritta di Italiano e proseguiranno il giorno dopo con la seconda prova scritta che varia secondo l'indirizzo (Matematica allo scientifico e Ltino al classico). E dopo una pausa di due giorni, si proseguirà con la terza prova scritta (spesso sottoforma di questionario su almeno 5 materie dell'ultimo anno) in programma per lunedì 29 giugno. Immediatamente dopo, le commissioni giudicatrici procederanno alla correzione degli elaborati e alla pubblicazione dei risultati in vista dell'ultimo atto: il colloquio.
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giovedì, 21 maggio 2009

Costa: "Appello dei presidi conferma insostenibilità dei tagli"

20/05/09 - "L'appello dei dirigenti scolastici del Lazio è la prova di quanto, come Assessore regionale all'Istruzione e come coordinamento degli Assessori nell'ambito della Conferenza delle Regioni, abbiamo segnalato a partire dalla manovra finanziaria del governo dello scorso agosto: un taglio di 8 miliardi all'istruzione, con la soppressione di 87 mila posti per quanto riguarda i docenti e una riduzione del 17% del personale non docente, è insostenibile per il sistema scolastico nazionale". E' quanto ha dichiarato l'Assessore regionale Silvia Costa, all'Istruzione, diritto allo studio e formazione e coordinatrice della IX Commissione Istruzione della Conferenza della Regioni.

"Le favole raccontate dal ministro Gelmini sulla qualificazione della spesa nella scuola - ha spiegato - stanno rivelando una dura realtà: in controtendenza rispetto a tutti i paesi europei, l'Italia disinveste nell'istruzione, nella formazione e nel welfare. E' confermata la notizia, infatti, che il governo ha tagliato 41 milioni di euro del fondo per i percorsi triennali integrati tra istruzione e formazione, che solo nel Lazio vedono iscritti oltre 8 mila ragazzi e che nel prossimo anno scolastico registrano oltre 3.500 iscritti".

"Le Regioni - ha sottolineato Silvia Costa - stanno rispondendo a questo fronte della battaglia contro la dispersione scolastica e per il conseguimento degli obiettivi di Lisbona quasi esclusivamente con fondi regionali e comunitari. Nel bilancio del Governo non c'è un euro aggiuntivo per il diritto allo studio scolastico, nonostante l'obbligo di istruzione sia stato portato a 16 anni. Per quanto riguarda l'Università, il taglio è di 1,5 miliardi di euro e per le borse di studio universitarie il taglio, per il Lazio, è di oltre 4 milioni di euro".
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giovedì, 21 maggio 2009
SCUOLA & GIOVANI

Oltre 41mila lettere. Mancano fondi per i supplenti e per i corsi di recupero
E persino i fondi per il materiale didattico e il funzionamento quotidiano

Roma, i presidi alle famiglie
"Non ci sono più soldi"

 ROMA- "Gentili genitori, questa lettera viene inviata contemporaneamente da centinaia di dirigenti scolastici delle scuole statali del Lazio per rendere pubblica la grave emergenza finanziaria in cui si trovano le scuole". Sono state oltre 41.739 le lettere spedite ieri da circa 300 presidi del Lazio aderenti all'Asal (Associazione scuole autonome del Lazio) per dare le cifre della scuola al collasso a causa dei tagli inferti dal governo: non ci sono i soldi per i supplenti (fondi ridotti del 40 %), né per le visite fiscali obbligatorie; da settembre non saranno più garantiti i servizi previsti per legge, come la copertura dell'ora alternativa alla religione.

"E per non gravare sul fondo dell'istituto qualche preside si è autotassato per mandare le missive - spiega Paolo Mazzoli, preside del 115esimo circolo e presidente dell'Asal - per il 2009 non abbiamo avuto i fondi per il funzionamento quotidiano delle scuole, cioè per comprare tutto il materiale, perfino quello per le pulizie. Inoltre se nel 2004 ogni classe della materna riceveva 280 euro per il funzionamento amministrativo e didattico, nel 2008 erano 90 e per quest'anno non è arrivato nulla".

Scrivono ancora: "non ci sono nemmeno i soldi per i corsi di recupero", che sono a rischio per quest'estate e " il 52 % degli edifici del Lazio non ha certificazioni relative alla sicurezza". E alcune scuole del XX municipio si sono viste recapitare anche 100 euro di multa per la mancata presenza del certificato di prevenzione incendi: "In tempi di casse in rosso - spiega Elisamarzia Vitaliano, dirigente dell'istituto Parco di Veio - anche 100 euro sono preziosissimi. Tanto più che quella certificazione non dobbiamo produrla noi, ma il municipio. Le scuole hanno fatto ricorso, ci manca solo quest'altro salasso".

"Le scuole del Lazio hanno crediti per oltre 170 milioni nei confronti dello Stato per le spese anticipate - aggiunge Pietro Perziani, preside del Viscontino - ma i soldi non arrivano. Da settembre saremo costretti a non pagare più i supplenti per non andare troppo in sofferenza. Dovremo dividere i bambini tra le classi". E poi le visite fiscali rese obbligatorie dal primo giorno di assenza dei docenti come indicato dal ministro Renato Brunetta: "Ad oggi non stiamo pagando le Asl. Perché o andiamo noi in bancarotta o loro", conclude Mazzoli.
(20 maggio 2009)
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mercoledì, 20 maggio 2009
Quali sono le lauree più richieste sul mercato del lavoro? Ce lo dice l'Istat. Le lauree più richieste dal mondo del lavoro sono Ingegneria, Architettura ed Economia. Il successo di queste tre lauree è staot misurato in termini di condizione occupazionale e retribuzione. Meno fortuna hanno le lauree scientifiche, letterarie e psicologiche. E qui la differenza è sul guadagno, da 100 a 300 euro/mese. Le lauree più richieste dal mercato del lavoro sono dunque quelle di ingegneria, architettura ed economia. Da considerare però un dato, si parla di lauree "lunghe", non triennali.
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